
Area Santi Profeti
Area Santi Profeti
“SANTI PROFETI”: L’EREDITÀ FRA STORIA E TRADIZIONE
“SANTI PROFETI”: L’EREDITÀ FRA STORIA E TRADIZIONE
La memoria di Sant’Ambrogio
La Comunità “Santi Profeti” mantiene viva nel nome la dedicazione donata da Sant’Ambrogio alla scomparsa Basilica di Sanctorum Omnium Prophetarum et Confessorum o Sanctorum Veteris Testamenti (poi San Dionigi), nel contesto del suo piano di riassetto topografico della città che parte dal “quartiere episcopale” per allargarsi, come in un grande abbraccio protettivo, alle zone suburbane. In seguito la denominazione si estese ad indicare l’intera area dell’antica Porta Orientale, oggi Porta Venezia.
Il nuovo programma, messo a fuoco nella famosa lettera alla sorella Marcellina (Ep. 20) nel 386, prevedeva la cristianizzazione della città attraverso la monumentalizzazione del centro e l’occupazione delle immediate zone suburbane con edifici di culto. Un intervento negli spazi pubblici cruciali della città che contribuì così a cambiare l’aspetto della Milano tardoantica, instaurando una nuova dimensione urbana di vita religiosa e civile destinata a durare nel tempo. L’approccio urbanistico di Sant’Ambrogio, forte espressione di un sempre presente stretto legame fra la dimensione religiosa e quella civile, è frutto di una precisa concezione legata alla sua complessa personalità che armonizza il ruolo di funzionario pubblico a quello di vescovo.

Mappa pubblicata in: S. Lusuardi Siena, E. Neri et P. Greppi, cit.
Le quattro basiliche ambrosiane.
Simboli paleocristiani di fede e protezione
Per la pianificazione del progetto, Ambrogio usa sapientemente la simbologia cristiana con il fine di collocare nei punti più importanti i complessi monumentali: “alle estremità dei bracci di una croce che idealmente si intersecano nell’area del quartiere arcivescovile, Ambrogio edifica quattro basiliche che segnalano a chi entra in Milano da uno qualsiasi dei punti cardinali, i modi della fede cittadina”[1]. Le nuove basiliche vengono ubicate nelle aree degli antichi cimiteri cristiani, in corrispondenza delle principali strade di collegamento con l’esterno e battezzate con l’interessante intenzione di esprimere la peculiarità caratterizzante il culto della zona in cui venivano a sorgere:
[1] AAVV, La città e la sua memoria – Milano e la tradizione di Sant’Ambrogio , Milano 1997
Basilica Prophetarum – S. Dionigi
sulla via per Bergamo e Aquileia
nord-est
Basilica Martyrum – S. Ambrogio
sulla via per Vercelli
ovest
Basilica Apostolorum – S. Nazaro
sulla via porticata per Roma
sud
Basilica Virginum – S. Simpliciano
sulla via per Como e Treviri
nord
Molto interessante l’ipotesi che le stesse planimetrie si rifacessero a modelli diversi coerenti con le loro coordinate geografiche:
“Idea questa di un progetto unitario che prevedeva una diversificazione in ogni edificio evocante particolari modelli di planimetrie, riferiti a costruzioni che rappresentavano realizzazioni spirituali ideali, tramutate in forme simboliche.
Tanto che se la basilica Martyrum guarda Roma, la Basilica Virginum a Treviri, quella degli Apostoli Costantinopoli, la chiesa del Salvatore può darsi che si ispirasse a prototipi palestinesi. E’ innegabile che un simile ipotetico, ma realizzabile progetto, accorderebbe perfettamente per definire la personalità di Ambrogio, sia dal lato culturale che religioso”.
Scopri di più
In questo interessante studio le ricercatrici ricostruiscono il progetto urbanistico di Ambrogio “rintracciando — nel talora problematico quadro della topografia cristiana milanese — in quale realtà Ambrogio opera e quali sono gli interventi e i progetti architettonici attraverso i quali la risemantizza”.

La Basilica di San Dionigi in un famoso disegno del XVI sec.
Nella fondazione della basilica dedicata ai Santi Profeti, probabilmente confluisce un orizzonte di senso collegato, la sua collocazione nell’area ‘orientale’ della città, dall’altro alla leggenda risalente al cristianesimo primitivo collegata all’arrivo a Milano di S. Barnaba apostolo, il quale, attraverso la sua opera di evangelizzazione, avrebbe diffuso la fede cristiana a Milano già in età apostolica.
Vi si trovavano, infatti, le spoglie di santi e vescovi che avevano uno stretto legame con l’Oriente. Dal momento della fondazione della basilica in poi, tutta la vita religiosa della zona risulta impregnata di elementi e presenze che ne riconfermano questa peculiarità.
Purtroppo della costruzione originaria non rimane alcuna notizia, essendo stata più volte distrutta e ricostruita a partire dal IX secolo e poi definitivamente demolita nel XVII secolo per far spazio ai giardini.
Scopri di più
Il tessuto della tradizione accoglie diverse versioni della leggenda, ma così come venne tramandata dalla memoria popolare la leggiamo nella sua massima elaborazione nello Zodiaco di Placido Puccinelli a metà del seco XVII.
La “pietra rotonda” a cui si fa riferimento, dove il santo avrebbe piantato la croce, prima appunto custodita in San Dionigi, ora si trova nella chiesa di Santa Maria del Paradiso, in corso di Porta Vigentina si trova la famosa pietra del Tredesin de Mars, reperita nel cimitero di Porta Orientale presso S. Dionigi e qui inserita nel pavimento della navata centrale. Si tratta di una ruota di pietra, con un buco in mezzo, dal quale si dipartono tredici raggi. Doveva essere una pietra tombale, perché il foro nella pietra è detto in Oriente “porta della liberazione”, dalla quale passa l’anima del defunto. La pietra entrò nel culto cristiano grazie all’associazione con l’agiografia di S. Barnaba e ed è fulcro dei festeggiamenti proprio nel giorno della festa dedicata: “el tredesin de marz” (festa del 13 marzo).
Il Concilium Sanctorum
Crocevia di culture, luogo di scambio e fermento: un epicentro fondante la primigenia comunità cristiana.
Si tratta di un luogo di culto riconosciuto, fin dalle origini, molto importante per la storia cristiana della città. Resterà per secoli collegato a delle principali funzioni ecclesiastiche, dall’elezione del vescovo agli incontri del sinodo.

Oltre alla basilica Ambrosiana Sanctorum Prophetarum, che si ergeva nell’area degli attuali giardini pubblici Montanelli (nei pressi dell’attuale Planetario) in zona di Porta Orientale, era presente un altro importantissimo sito collegatodalla tradizione agli albori della storia cristiana milanese, il Concilium Sanctorum, rea cruciale situata nell’immediato fuoriporta rispetto alle mura romane, dove ora si trova la Basilica di S.Babila.
Nel contesto dell’intenso culto delle reliquie promosso dallo stesso Sant’Ambrogio, entrambi i siti sono fortemente caratterizzati dal continuo riferimento a figure storiche di santi e martiri provenienti dall’Oriente (San Dionigi, San Anatalone, San Romano…), inoltre, come abbiamo già anticipato, ricorrono riferimenti all’importante leggenda risalente al cristianesimo primitivo collegata all’arrivo a Milano di S. Barnaba apostolo, il quale, attraverso la sua opera di evangelizzazione, avrebbe diffuso la fede cristiana a Milano già in età apostolica.

Il cimelio di San Babila
DESK E MEDIE
Dalle voci oranti alla pietra
L’edificazione di San Romano e poi di San Babila
DESK
MEDIE
L’area di Porta Orientale
Nella ricca tradizione in cui si convoglia la letteratura inerente all’origine del cristianesimo a Milano, si rintracciano altre leggende, alquanto articolate, che si riferiscono alla presenza in zona orientale dei primi insediamenti cristiani
La basilica di San Romano
In particolare concentrati nell’area Concilium Santorum, in seguito identificato con l’antica chiesa di San Romano che si trovava dietro alla più giovane basilica di San Babila
La basilica di San Babila
La basilica di san Babila, in ogni caso, con il tempo, assorbirà il culto e la memoria collegati a questo sito, ereditandone anche le tradizioni liturgiche che ricordavano i santi e i martiri.
MOBILE
Dalle voci oranti alla pietra
L’edificazione di San Romano e poi di San Babila
L’area di Porta Orientale
Nella ricca tradizione in cui si convoglia la letteratura inerente all’origine del cristianesimo a Milano, si rintracciano altre leggende, alquanto articolate, che si riferiscono alla presenza in zona orientale dei primi insediamenti cristiani
La basilica di San Romano
In particolare concentrati nell’area Concilium Santorum, in seguito identificato con l’antica chiesa di San Romano che si trovava dietro alla più giovane basilica di San Babila
La basilica di San Babila
La basilica di san Babila, in ogni caso, con il tempo, assorbirà il culto e la memoria collegati a questo sito, ereditandone anche le tradizioni liturgiche che ricordavano i santi e i martiri.
Interpretazioni e critica
Cerchiamo ora di sciogliere questa matassa e capire quali sono le storie più significative collegate alla zona di Porta Orientale che, con l’andare del tempo, hanno contribuito a donarle un certo carisma al punto di rintracciarvi un’ “area sacra” e collocarvi la prima sede cristiana. Elenchiamo qui le più significative.
Scopri di più
Lo studioso Enrico Cattaneo nei primi anni ’50 compie un approfondito studio che si può dire ancora oggi il più completo, il quale accorda la documentazione letteraria con gli esiti degli scavi archeologici. Egli riporta i documenti da cui si desume che la basilica di San Babila e quella di San Romano, entrambe strettamente collegate fra loro e identificate con il sito Concilium Santorum, risultano in realtà edificate in periodi diversi: la più antica San Romano nel VII VIII sec e la successiva San Babila non prima del 1096.

San Babila e i tre fanciulli
Particolare di ricevuta di S. Messa 13.01.1846. Stampa storica. Collezione Stampe Storiche Achille Bertarelli. Comune di Milano
I temi
Oggi il calendario ci fa celebrare la solennità di san Giuseppe, sposo di Maria e padre elettivo di Gesù.
La grandezza di Giuseppe, il “nutritor Domini”, risalta dalla sua missione volta nell’umiltà e nel nascondimento della casa di Nazaret. Forse Giuseppe è stato maestro del Signore Gesù, nello scegliere la via e lo stile dell’umiltà e del nascondimento.
Giuseppe è davvero il servo fedele e saggio che accolto con disponibilità la volontà del Padre, che gli ha, prima, scombinato la vita e i suoi progetti e, poi, gli ha affidato la sua famiglia sulla terra, perché la curasse con dedizione di padre.









