
Don Enrico Magnani
24 Maggio, 2025

Don Enrico Magnani
24 Maggio, 2025
DESK E MEDIE
Nelle parole che oggi l’Evangelo ci dona,
Gesù conferma e illumina, ancora una volta, la notizia della sua Pasqua;
lo fa attraverso due immagini che, entrambe nascono da un contrasto:
il vedere e il non vedere, e il dolore e la gioia del parto…
La prima immagine annuncia che la sua vita terrena di intimità con gli apostoli,
e la sua presenza fisica, sta per concludersi con la passione e la morte…
Il non vedere Gesù sarà fonte di dolore per i discepoli,
mentre, del non vederlo più, il mondo si rallegrerà;
ma la tristezza dei discepoli si cambierà in gioia quando,
dopo il breve tempo della sua morte, essi potranno ancora vederlo…
Lo vedranno nella sua gloria, quella che Gesù inaugurerà con la resurrezione,
e questa gloria non sarà soltanto quella delle sporadiche apparizioni,
ma soprattutto quella presenza che si prolunga nel cuore dei discepoli
con la presenza in loro derivante dalla loro comunione di vita…
La seconda immagine, quella del parto,
si presenta in continuità con il dolore-tristezza del tempo breve della sua morte…
Il dolore dei discepoli viene paragonato ai dolori del parto,
quindi ad un dolore non piegato verso la morte, ma verso la vita, la nascita!
È la grande affermazione del significato del dolore come grembo della gioia,
del dolore come fecondità e principio della vita nuova…
La gioia del cristiano non è gioia insipiente e facilona,
è saldata al dolore, ma sfocia nella vita nuova che è la Pasqua del Signore…
Per questo, la comunità, come la donna-madre,
non si ricorda più della sofferenza, in quanto vive la gioia messianica,
quella pienamente realizzata e donata dalla Pasqua di Gesù…
Il cristiano sa bene che, nella vita, il dolore non può essere evitato,
ma ben comprende che lo sbocco del dolore non è la disperazione…
Il dolore del cristiano, che non è mai voluto in se stesso,
è all’origine della nascita del nuovo regno, quello della vita,
ed è sempre occasione di annuncio della novità di Gesù,
della sua vittoria definitiva e della novità infinita dell’essere umano…
Questa consapevolezza è all’origine della gioia, la vostra gioia,
perché l’incontro di Gesù risorto con i suoi, non si limita al giorno di Pasqua:
l’incontro spalanca ad una presenza reciproca, illimitata nel tempo…
Lo sguardo di Gesù, posato sui suoi discepoli,
sarà la perenne sorgente della loro gioia:
quella che nasce dal vedere di nuovo Gesù, ed essere visti da lui…
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Nelle parole che oggi l’Evangelo ci dona,
Gesù conferma e illumina, ancora una volta, la notizia della sua Pasqua;
lo fa attraverso due immagini che, entrambe nascono da un contrasto:
il vedere e il non vedere, e il dolore e la gioia del parto…
La prima immagine annuncia che la sua vita terrena di intimità con gli apostoli,
e la sua presenza fisica, sta per concludersi con la passione e la morte…
Il non vedere Gesù sarà fonte di dolore per i discepoli,
mentre, del non vederlo più, il mondo si rallegrerà;
ma la tristezza dei discepoli si cambierà in gioia quando,
dopo il breve tempo della sua morte, essi potranno ancora vederlo…
Lo vedranno nella sua gloria, quella che Gesù inaugurerà con la resurrezione,
e questa gloria non sarà soltanto quella delle sporadiche apparizioni,
ma soprattutto quella presenza che si prolunga nel cuore dei discepoli
con la presenza in loro derivante dalla loro comunione di vita…
La seconda immagine, quella del parto,
si presenta in continuità con il dolore-tristezza del tempo breve della sua morte…
Il dolore dei discepoli viene paragonato ai dolori del parto,
quindi ad un dolore non piegato verso la morte, ma verso la vita, la nascita!
È la grande affermazione del significato del dolore come grembo della gioia,
del dolore come fecondità e principio della vita nuova…
La gioia del cristiano non è gioia insipiente e facilona,
è saldata al dolore, ma sfocia nella vita nuova che è la Pasqua del Signore…
Per questo, la comunità, come la donna-madre,
non si ricorda più della sofferenza, in quanto vive la gioia messianica,
quella pienamente realizzata e donata dalla Pasqua di Gesù…
Il cristiano sa bene che, nella vita, il dolore non può essere evitato,
ma ben comprende che lo sbocco del dolore non è la disperazione…
Il dolore del cristiano, che non è mai voluto in se stesso,
è all’origine della nascita del nuovo regno, quello della vita,
ed è sempre occasione di annuncio della novità di Gesù,
della sua vittoria definitiva e della novità infinita dell’essere umano…
Questa consapevolezza è all’origine della gioia, la vostra gioia,
perché l’incontro di Gesù risorto con i suoi, non si limita al giorno di Pasqua:
l’incontro spalanca ad una presenza reciproca, illimitata nel tempo…
Lo sguardo di Gesù, posato sui suoi discepoli,
sarà la perenne sorgente della loro gioia:
quella che nasce dal vedere di nuovo Gesù, ed essere visti da lui…
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Leggere, oggi, questo racconto, nella festa della Trinità, ci provoca a cogliere che la comunione misteriosa delle tre Persone, non è estranea al nostro quotidiano spalancare l’ombra della tenda a quanti camminano…
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