
Don Enrico Magnani
14 Luglio, 2024

Don Enrico Magnani
14 Luglio, 2024
DESK E MEDIE
Quando si legge il libro dei Giudici, che inizia con la morte di Giosuè
cui segue il ricordo delle grandi battaglie per la conquista della terra “promessa”,
si scopre che non era davvero così, come s’era detto finora…
I popoli della Palestina non se n’erano affatto andati,
e non erano stati vinti, come sembrava dai testi precedenti…
Anzi questi popoli occupano le principali vie di comunicazione,
e le tribù d’Israele erano costrette a vivere sulle cime delle colline,
difendendosi a fatica dalle scaramucce dei popoli vicini…
È scritto, inoltre che tutto questo avveniva per volere del Signore:
Dio aveva lasciato di proposito i popoli nemici,
poiché si serviva di questi popoli, rimasti nel territorio,
per pungolare Israele e riportarlo alla fedeltà,
per spingerlo alla purificazione dalla perenne tentazione dell’idolatria…
In questa difficile situazione di conversione continua,
il Signore manda, al suo popolo, i “giudici”:
una traduzione infelice di un termine che indica, piuttosto, un difensore…
Il giudice è colui, o colei, che intervenire per il bene di qualcuno
ed è anche colui che conosce come stanno le cose:
perché per fare la giustizia di Dio,
correggendo ciò che è distorto, oppure eliminando un oppressore
bisogna sapere bene la volontà divina, prima di decidere…
È ben evidente, quindi, che la figura dei “giudici”,
è una anticipazione della figura di colui che deve giudicare il mondo, Gesù…
Per tutto il libro c’è come un ritornello che anche oggi abbiamo udito:
i figli d’Israele fecero ciò che è male agli occhi del Signore…
L’ignoto autore di questo testo conosce bene il suo popolo,
e, immagino, conoscerebbe bene anche il nuovo popolo, la Chiesa…
Fare il male davanti al Signore, sotto i suoi occhi:
terribile possibilità che sta, quotidianamente, anche davanti a noi…
E, di conseguenza, il Signore lascia il popolo nelle mani dei nemici
perché la vita umana è seria, non è un giochetto da adolescenti!
Ma, altro ritornello, gli Israeliti gridarono al Signore
e il Signore fece sorgere per loro un salvatore: un liberatore, un giudice…
Il mondo, oggi, è colmo di poveri, e di piccoli, di emarginati, di esclusi
che gridano al Signore: lui ascolta il loro grido e fa sorgere giudici e salvatori…
Chi dice di credere in Dio, sorgerà per difendere un inerme popolo che grida?
La grandezza della Chiesa, nuovo popolo di Dio, sarà il suo servizio per i poveri?
I credenti nel Vangelo sapranno rinunciare ai loro presunti privilegi
e dare la vita, in gesti di pura carità, come Gesù, in riscatto per molti?
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Quando si legge il libro dei Giudici, che inizia con la morte di Giosuè
cui segue il ricordo delle grandi battaglie per la conquista della terra “promessa”,
si scopre che non era davvero così, come s’era detto finora…
I popoli della Palestina non se n’erano affatto andati,
e non erano stati vinti, come sembrava dai testi precedenti…
Anzi questi popoli occupano le principali vie di comunicazione,
e le tribù d’Israele erano costrette a vivere sulle cime delle colline,
difendendosi a fatica dalle scaramucce dei popoli vicini…
È scritto, inoltre che tutto questo avveniva per volere del Signore:
Dio aveva lasciato di proposito i popoli nemici,
poiché si serviva di questi popoli, rimasti nel territorio,
per pungolare Israele e riportarlo alla fedeltà,
per spingerlo alla purificazione dalla perenne tentazione dell’idolatria…
In questa difficile situazione di conversione continua,
il Signore manda, al suo popolo, i “giudici”:
una traduzione infelice di un termine che indica, piuttosto, un difensore…
Il giudice è colui, o colei, che intervenire per il bene di qualcuno
ed è anche colui che conosce come stanno le cose:
perché per fare la giustizia di Dio,
correggendo ciò che è distorto, oppure eliminando un oppressore
bisogna sapere bene la volontà divina, prima di decidere…
È ben evidente, quindi, che la figura dei “giudici”,
è una anticipazione della figura di colui che deve giudicare il mondo, Gesù…
Per tutto il libro c’è come un ritornello che anche oggi abbiamo udito:
i figli d’Israele fecero ciò che è male agli occhi del Signore…
L’ignoto autore di questo testo conosce bene il suo popolo,
e, immagino, conoscerebbe bene anche il nuovo popolo, la Chiesa…
Fare il male davanti al Signore, sotto i suoi occhi:
terribile possibilità che sta, quotidianamente, anche davanti a noi…
E, di conseguenza, il Signore lascia il popolo nelle mani dei nemici
perché la vita umana è seria, non è un giochetto da adolescenti!
Ma, altro ritornello, gli Israeliti gridarono al Signore
e il Signore fece sorgere per loro un salvatore: un liberatore, un giudice…
Il mondo, oggi, è colmo di poveri, e di piccoli, di emarginati, di esclusi
che gridano al Signore: lui ascolta il loro grido e fa sorgere giudici e salvatori…
Chi dice di credere in Dio, sorgerà per difendere un inerme popolo che grida?
La grandezza della Chiesa, nuovo popolo di Dio, sarà il suo servizio per i poveri?
I credenti nel Vangelo sapranno rinunciare ai loro presunti privilegi
e dare la vita, in gesti di pura carità, come Gesù, in riscatto per molti?
Forse ognuno di noi sperimenta, accanto alla consapevolezza dell’elezione divina, anche dei momenti di non-elezione, diingiusto trattamento rispetto a protezioni e grazie divine, date all’altro che ci vive accanto!
Leggere, oggi, questo racconto, nella festa della Trinità, ci provoca a cogliere che la comunione misteriosa delle tre Persone, non è estranea al nostro quotidiano spalancare l’ombra della tenda a quanti camminano…
La gloria della Croce avvolge tutto l’universo, e tutta la storia: inizia dal rivelare il paradiso dell’essere con Gesù, al ladro crocifisso e colpevole, e diventa perdono per quanti crocifiggevano Gesù…






