DESK E MEDIE
Omelia del 23.08.2026. Domenica che precede il Martirio di san Giovanni il Precursore
Riappare almeno nel titolo il nome del Precursore, Giovanni Battista; si annuncia il suo prossimo martirio e di martirio si parla nella lettura odierna, con il caso dei maccabei refrattari all’ordinanza di rinuncia alla propria fede disposta da Antioco che governava la regione una sessantina di anni prima di Cristo.
Il tema di fondo è il rapporto fra cittadino e istituzione statale. Il rapporto fra società civile e comunità religiosa, fra stato e Chiesa, fra credenti e laici, non è cosa da liquidarsi con una battuta; Gesù però lo fa brillantemente e in sintesi estrema mettendo tutti a tacere. Non ci sia confusione o commistione fra il mondo spirituale e l’organizzazione politica; ognuno è chiamato a consacrare tempo e pensiero al Signore e non può né accettare che sia imposto dalla città terrena una qualsiasi maniera di pensare né richiedere che sia assunta e garantita da essa la propria scelta religiosa.
Va riconosciuto che nei secoli passati il consenso ad un certo modo di credere è stato ottenuto dalla Chiesa stessa con metodo non certo accettabile; indicando la dannazione eterna in caso di non adesione al credo (extra ecclesia nulla salus) si induceva la gente a mettersi al riparo. Questo accadde sul fronte religioso; ma sul fronte dei governi in ogni parte del mondo sono stati vissuti e si vivono condizioni di sudditanza violenta per sottrarsi alla quale si rischia la morte a meno che, quando funziona, si riesca a fuggire.
Impressionante la bellezza della frase pronunciata da Gesù; quanta concretezza nel suo dire e quanta efficacia nella comunicazione del messaggio. A volte cerco di immaginare cosa accadrebbe se a parlarvi in questo momento fosse lui al mio posto! Noi, odierni espositori del vangelo, rischiamo la ripetitività, la semplice illustrazione dottrinale e invece dovremmo provare a indovinare che cosa verrebbe a dirci Gesù di fronte alla vita attuale. Chiederebbe senz’altro di rispettare l’autorità costituita, anche con le tasse da pagare (che purtroppo incidono spesso in modo ingiusto sui meno abbienti), perché solo con la collaborazione di tutti si garantisce il necessario al bene comune. Però ci chiediamo: e se Gesù si trovasse oggi di fronte ad un governo che annienta la dignità dei governati e attacca i popoli detti nemici, che cosa direbbe? Forse, azzardo, potrebbe dire di dare a Cesare ciò che spetta a un capo di stato; ma fra queste non sono comprese: la vita, anzitutto, il pensiero personale, le libertà individuali.
Antioco aveva provato ad imporre il pensiero unico immaginando un’umanità omogeneizzata creando una pace basata sulla condivisione forzata del modo di vivere. Fu combattuto da chi, i maccabei, non volevamo piegarsi al progetto e mantenere la propria identità. Esiste qualcosa di analogo nel mondo odierno? Il livellamento forzato esiste certo in alcuni paesi e le minoranze che difendono il proprio mondo sono martoriate talora martirizzate (vedi paesi in Africa e lontano Oriente); ma talora siamo condotti ad ammettere che i grandi capitali mondiali dalle cifre astronomiche abbiano un obiettivo analogo a quello di Antioco: fare di tutti gli uomini dei forzati consumatori di oggetti e pensieri prefabbricati. Allora ci dobbiamo sentire ripetere che il primo volto da onorare non è quello stampato sulle monete, cioè i Cesari, bensì quello che è stampato nel dna di ognuno di noi: il volto di Dio. Senza questa convinzione, senza questo prerequisito, non c’è per l’uomo una casa che possa essere ospitale ma continueranno ad esserci soltanto fortini e campi di battaglia.
Diceva, con parole cariche di dolore e preoccupazione, l’arciprete Borgonovo grande biblista “Da Caino in poi la città si fonda sul cadavere del fratello. Essa vive nella violenza che la legge denuncia e vuol contenere. Il sangue, rimosso e nascosto sotto le mura, con il passare del tempo cresce e trasuda da tutte le parti: la storia è il venire alla luce di un male segreto, da cui la società nasce e di cui vive. Oggi, grazie alla tecnologia, esso è in grado di esplicare tutta la sua potenzialità. L’economia, sotto la sovranità universale del dio mammona, è una e assoggetta tutto e tutti nell’ingiustizia perpetrata e/o subita. È chiaro che si impone un cambio di modello”.
I cristiani di oggi e sono due miliardi e rotti, potrebbero coalizzarsi per il cambiamento ed avviare una grande ricerca delle strategie per salvare tutti dalla distruzione. Purtroppo si spende molto di più nel mondo per creare nuovi e più raffinati strumenti di guerra che per armarsi contro le malattie, la fame, l’analfabetismo, la disinformazione.
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Omelia del 23.08.2026. Domenica che precede il Martirio di san Giovanni il Precursore
Riappare almeno nel titolo il nome del Precursore, Giovanni Battista; si annuncia il suo prossimo martirio e di martirio si parla nella lettura odierna, con il caso dei maccabei refrattari all’ordinanza di rinuncia alla propria fede disposta da Antioco che governava la regione una sessantina di anni prima di Cristo.
Il tema di fondo è il rapporto fra cittadino e istituzione statale. Il rapporto fra società civile e comunità religiosa, fra stato e Chiesa, fra credenti e laici, non è cosa da liquidarsi con una battuta; Gesù però lo fa brillantemente e in sintesi estrema mettendo tutti a tacere. Non ci sia confusione o commistione fra il mondo spirituale e l’organizzazione politica; ognuno è chiamato a consacrare tempo e pensiero al Signore e non può né accettare che sia imposto dalla città terrena una qualsiasi maniera di pensare né richiedere che sia assunta e garantita da essa la propria scelta religiosa.
Va riconosciuto che nei secoli passati il consenso ad un certo modo di credere è stato ottenuto dalla Chiesa stessa con metodo non certo accettabile; indicando la dannazione eterna in caso di non adesione al credo (extra ecclesia nulla salus) si induceva la gente a mettersi al riparo. Questo accadde sul fronte religioso; ma sul fronte dei governi in ogni parte del mondo sono stati vissuti e si vivono condizioni di sudditanza violenta per sottrarsi alla quale si rischia la morte a meno che, quando funziona, si riesca a fuggire.
Impressionante la bellezza della frase pronunciata da Gesù; quanta concretezza nel suo dire e quanta efficacia nella comunicazione del messaggio. A volte cerco di immaginare cosa accadrebbe se a parlarvi in questo momento fosse lui al mio posto! Noi, odierni espositori del vangelo, rischiamo la ripetitività, la semplice illustrazione dottrinale e invece dovremmo provare a indovinare che cosa verrebbe a dirci Gesù di fronte alla vita attuale. Chiederebbe senz’altro di rispettare l’autorità costituita, anche con le tasse da pagare (che purtroppo incidono spesso in modo ingiusto sui meno abbienti), perché solo con la collaborazione di tutti si garantisce il necessario al bene comune. Però ci chiediamo: e se Gesù si trovasse oggi di fronte ad un governo che annienta la dignità dei governati e attacca i popoli detti nemici, che cosa direbbe? Forse, azzardo, potrebbe dire di dare a Cesare ciò che spetta a un capo di stato; ma fra queste non sono comprese: la vita, anzitutto, il pensiero personale, le libertà individuali.
Antioco aveva provato ad imporre il pensiero unico immaginando un’umanità omogeneizzata creando una pace basata sulla condivisione forzata del modo di vivere. Fu combattuto da chi, i maccabei, non volevamo piegarsi al progetto e mantenere la propria identità. Esiste qualcosa di analogo nel mondo odierno? Il livellamento forzato esiste certo in alcuni paesi e le minoranze che difendono il proprio mondo sono martoriate talora martirizzate (vedi paesi in Africa e lontano Oriente); ma talora siamo condotti ad ammettere che i grandi capitali mondiali dalle cifre astronomiche abbiano un obiettivo analogo a quello di Antioco: fare di tutti gli uomini dei forzati consumatori di oggetti e pensieri prefabbricati. Allora ci dobbiamo sentire ripetere che il primo volto da onorare non è quello stampato sulle monete, cioè i Cesari, bensì quello che è stampato nel dna di ognuno di noi: il volto di Dio. Senza questa convinzione, senza questo prerequisito, non c’è per l’uomo una casa che possa essere ospitale ma continueranno ad esserci soltanto fortini e campi di battaglia.
Diceva, con parole cariche di dolore e preoccupazione, l’arciprete Borgonovo grande biblista “Da Caino in poi la città si fonda sul cadavere del fratello. Essa vive nella violenza che la legge denuncia e vuol contenere. Il sangue, rimosso e nascosto sotto le mura, con il passare del tempo cresce e trasuda da tutte le parti: la storia è il venire alla luce di un male segreto, da cui la società nasce e di cui vive. Oggi, grazie alla tecnologia, esso è in grado di esplicare tutta la sua potenzialità. L’economia, sotto la sovranità universale del dio mammona, è una e assoggetta tutto e tutti nell’ingiustizia perpetrata e/o subita. È chiaro che si impone un cambio di modello”.
I cristiani di oggi e sono due miliardi e rotti, potrebbero coalizzarsi per il cambiamento ed avviare una grande ricerca delle strategie per salvare tutti dalla distruzione. Purtroppo si spende molto di più nel mondo per creare nuovi e più raffinati strumenti di guerra che per armarsi contro le malattie, la fame, l’analfabetismo, la disinformazione.







