Don Enrico Magnani

Don Enrico Magnani

3 Ottobre, 2026

Don Enrico Magnani

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3 Ottobre, 2026

DESK E MEDIE

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Avevano appena posto a Gesù una domanda: aumenta la nostra fede…
E Gesù aveva rintuzzato questa richiesta, con poche decise parole:
la fede non è questione di più o questione di meno…
La fede, è scritto, è un dono di Dio, un dono posto nel cuore di ciascuno,
anche se inizia da qualcosa di piccolo, come un granello di senape,
che è il più piccolo dei semi, ma è essenziale per far germogliare l’albero…
Dalla consapevolezza di quanto piccolo sia il dono di Dio,
ed insieme enormemente grande, nasce la parabola
che vuole stravolgere quelle convinzioni umane che conducono sempre a valutare
la grandezza di quanto siamo e di quanto facciamo…
La parabola che segue, sembra rispondere a una domanda:
noi siamo servitori del Vangelo, ma chi è un servo?
La parabola individua due compiti del vero servo:
il primo è arare i campi, il secondo è preparare cibo e tavola…
Questo è ciò che un servo deve fare, e per questo non è dovuto a loro qualcosa…
E si conclude dicendo che sono servi inutili:
forse per capire che non è dovuto loro un utile, una ricompensa,
perché l’essere servo è già un dono grande…

Si potrebbe anche tradurre servi modesti, servi usuali, servi qualunque…
Ma l’essere servi resta qualcosa di qualificante: siamo servi, non padroni…

Il servo tiene lo sguardo fisso al suo Signore:
non avanza pretese, non cerca riconoscimenti…
Se tiene lo sguardo su di sé, il servo rischia di voler essere padrone
e di trattare l’altro, servo come lui, come qualcuno al suo servizio…

Probabilmente qui si trova una descrizione attenta
del responsabile di una comunità, una comunità ecclesiale, familiare, religiosa…
Il responsabile, come un vero servo, deve arare, e quindi poi seminare,
deve pascolare, deve servire a tavola e preparare il pane…
Nessuna opera da noi compiuta consente una pretesa davanti a Dio…
Il servizio del Vangelo è un dono, è una grazia,
il poter servire il Vangelo è già ricompensa…

Ma non ti possiamo dimenticare che un giorno il Signore Gesù dirà:
non vi chiamo più servi, vi chiamo amici…
Perché il vero servo dopo la resurrezione,
capirà di avere servito e preparato il mondo nuovo, il mondo del Vangelo,
il Vangelo degli amici di Dio, il Vangelo che rende il mondo un luogo arato,
seminato di Parola, nel quale la tavola della festa è imbandita, per tutti…

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Avevano appena posto a Gesù una domanda: aumenta la nostra fede…
E Gesù aveva rintuzzato questa richiesta, con poche decise parole:
la fede non è questione di più o questione di meno…
La fede, è scritto, è un dono di Dio, un dono posto nel cuore di ciascuno,
anche se inizia da qualcosa di piccolo, come un granello di senape,
che è il più piccolo dei semi, ma è essenziale per far germogliare l’albero…
Dalla consapevolezza di quanto piccolo sia il dono di Dio,
ed insieme enormemente grande, nasce la parabola
che vuole stravolgere quelle convinzioni umane che conducono sempre a valutare
la grandezza di quanto siamo e di quanto facciamo…
La parabola che segue, sembra rispondere a una domanda:
noi siamo servitori del Vangelo, ma chi è un servo?
La parabola individua due compiti del vero servo:
il primo è arare i campi, il secondo è preparare cibo e tavola…
Questo è ciò che un servo deve fare, e per questo non è dovuto a loro qualcosa…
E si conclude dicendo che sono servi inutili:
forse per capire che non è dovuto loro un utile, una ricompensa,
perché l’essere servo è già un dono grande…

Si potrebbe anche tradurre servi modesti, servi usuali, servi qualunque…
Ma l’essere servi resta qualcosa di qualificante: siamo servi, non padroni…

Il servo tiene lo sguardo fisso al suo Signore:
non avanza pretese, non cerca riconoscimenti…
Se tiene lo sguardo su di sé, il servo rischia di voler essere padrone
e di trattare l’altro, servo come lui, come qualcuno al suo servizio…

Probabilmente qui si trova una descrizione attenta
del responsabile di una comunità, una comunità ecclesiale, familiare, religiosa…
Il responsabile, come un vero servo, deve arare, e quindi poi seminare,
deve pascolare, deve servire a tavola e preparare il pane…
Nessuna opera da noi compiuta consente una pretesa davanti a Dio…
Il servizio del Vangelo è un dono, è una grazia,
il poter servire il Vangelo è già ricompensa…

Ma non ti possiamo dimenticare che un giorno il Signore Gesù dirà:
non vi chiamo più servi, vi chiamo amici…
Perché il vero servo dopo la resurrezione,
capirà di avere servito e preparato il mondo nuovo, il mondo del Vangelo,
il Vangelo degli amici di Dio, il Vangelo che rende il mondo un luogo arato,
seminato di Parola, nel quale la tavola della festa è imbandita, per tutti…

Don Enrico Magnani

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