DESK E MEDIE
Omelia del 17.08.2025 – Decima Domenica dopo Pentecoste
Ne parlavamo domenica scorsa: quali prerogative contano nelle persone davanti a Dio dal momento che si trattava di scegliere una guida per il popolo; venne individuato Davide. Malgrado fosse meno prestante e meno abile in guerra dei suoi fratelli, la sorte cadde su Davide perché il suo cuore era buono. Poi scoprimmo che nella Bibbia cuore non vuol dire affettuosità ma intelligenza, buon senso, ragionevolezza. Nella prima lettura di oggi abbiamo la conferma di quanto sia importante il buon discernimento in colui che è chiamato a servire il popolo: Salomone, il nuovo re, viene interpellato durante il sonno dalla voce di Dio “Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda”. Avrebbe potuto chiedere potenza di eserciti, ricchezze di ori e denaro, conquista di nuovi territori; niente di tutto questo. Ecco la risposta: “Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male”. Non per niente, in seguito, la sapienza di Salomone divenne proverbiale. Anche le grandi risorse materiali che accompagneranno il suo regno saranno la prova di una guida illuminata e saggia capace di assicurare benessere alla popolazione.
Tuttavia la ricchezza può diventare un traguardo pericoloso. Ed infatti, verso la fine della sua vita il saggio Salomone, re dal cuore giusto, si lascia prendere in ostaggio dalle cose materiali e dal desiderio di possesso.
Ecco allora che nel vangelo ci ritroviamo a riflettere sul tema del ruolo dei beni materiali nella vita del credente.
Il brano scelto dalla liturgia è purtroppo amputato dei versetti precedenti la cui lettura aiuterebbe nel capire perché Gesù pronunci quella frase sibillina e pesante: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio. È più facile infatti per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio!”
Una posizione così radicale contro la ricchezza è un po’ inaspettata. Tanto più che coloro che hanno seguito di Gesù, sembrano talvolta desiderare benessere e addirittura ricchezza. “La ricchezza è segno di benedizione di Dio, la ricchezza è un dono che Dio dà ai giusti”. E’ la stessa madre dei figli di Zebedeo che chiede: “Questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno”.
Anche nella insistente e diffusa speranza del Messia vittorioso, condivisa perfino da loro, una delle conseguenze attese è proprio il benessere materiale.
La frase della cruna dell’ago, nasce dopo l’incontro di Gesù con un personaggio molto ricco che vuol sapere come ci si salva. Tutti e tre gli evangelisti sinottici raccontano del quesito su come meritare la vita beata o eterna; lo fanno però introducendo personaggi differenti: l’interlocutore di Gesù infatti, in Marco è “un tale” non qualificato, in Matteo è un giovane possidente, mentre in Luca il brano letto oggi parla di un capo detto anche notabile. L’insegnamento dei tre vangeli è identico ma in Luca c’è una sottolineatura particolare; egli ritorna spesso sull’uso del denaro. Lo dice con parabole e fatti: il buon samaritano, la chiamata di Matteo Levi, la conversione di Zaccheo.
La difficoltà per il ricco di salvarsi sta nel fatto che lui ha venduto il proprio cuore ai suoi beni; la ricchezza non è condannata in sè stessa ma diventa esecrabile ed escludente dalla salvezza se fa schiavo il cuore. Ecco che si ritorna a parlare del cuore.
Il regno di Dio, la salvezza, non è prima di tutto il Paradiso, ma è la presenza di Gesù tra noi che inaugura un nuovo tempo e un nuovo mondo.
Regno di Dio è entrare nella logica, nei valori, nelle scelte, nella sequela di Gesù; Luca scrivendo gli Atti degli Apostoli, mostrerà lo sforzo della primitiva comunità cristiana per praticare il nuovo stile di vita in rapporto ai beni: si tratta di mettere in comune le risorse. Mi sembra di sentire l’obiezione di tanti alla logica del dono e della condivisione: essa è riassunta nelle ultime frasi del vangelo di oggi. Rileggiamole.
“Pietro allora disse: «Noi abbiamo lasciato i nostri beni e ti abbiamo seguito». Ed egli rispose: «In verità io vi dico, non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà».”
Certo in un tempo come il nostro in cui solo il denaro conta, si fa fatica a capire che c’è da ricevere di più privilegiando altri valori.
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Omelia del 17.08.2025 – Decima Domenica dopo Pentecoste
Ne parlavamo domenica scorsa: quali prerogative contano nelle persone davanti a Dio dal momento che si trattava di scegliere una guida per il popolo; venne individuato Davide. Malgrado fosse meno prestante e meno abile in guerra dei suoi fratelli, la sorte cadde su Davide perché il suo cuore era buono. Poi scoprimmo che nella Bibbia cuore non vuol dire affettuosità ma intelligenza, buon senso, ragionevolezza. Nella prima lettura di oggi abbiamo la conferma di quanto sia importante il buon discernimento in colui che è chiamato a servire il popolo: Salomone, il nuovo re, viene interpellato durante il sonno dalla voce di Dio “Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda”. Avrebbe potuto chiedere potenza di eserciti, ricchezze di ori e denaro, conquista di nuovi territori; niente di tutto questo. Ecco la risposta: “Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male”. Non per niente, in seguito, la sapienza di Salomone divenne proverbiale. Anche le grandi risorse materiali che accompagneranno il suo regno saranno la prova di una guida illuminata e saggia capace di assicurare benessere alla popolazione.
Tuttavia la ricchezza può diventare un traguardo pericoloso. Ed infatti, verso la fine della sua vita il saggio Salomone, re dal cuore giusto, si lascia prendere in ostaggio dalle cose materiali e dal desiderio di possesso.
Ecco allora che nel vangelo ci ritroviamo a riflettere sul tema del ruolo dei beni materiali nella vita del credente.
Il brano scelto dalla liturgia è purtroppo amputato dei versetti precedenti la cui lettura aiuterebbe nel capire perché Gesù pronunci quella frase sibillina e pesante: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio. È più facile infatti per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio!”
Una posizione così radicale contro la ricchezza è un po’ inaspettata. Tanto più che coloro che hanno seguito di Gesù, sembrano talvolta desiderare benessere e addirittura ricchezza. “La ricchezza è segno di benedizione di Dio, la ricchezza è un dono che Dio dà ai giusti”. E’ la stessa madre dei figli di Zebedeo che chiede: “Questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno”.
Anche nella insistente e diffusa speranza del Messia vittorioso, condivisa perfino da loro, una delle conseguenze attese è proprio il benessere materiale.
La frase della cruna dell’ago, nasce dopo l’incontro di Gesù con un personaggio molto ricco che vuol sapere come ci si salva. Tutti e tre gli evangelisti sinottici raccontano del quesito su come meritare la vita beata o eterna; lo fanno però introducendo personaggi differenti: l’interlocutore di Gesù infatti, in Marco è “un tale” non qualificato, in Matteo è un giovane possidente, mentre in Luca il brano letto oggi parla di un capo detto anche notabile. L’insegnamento dei tre vangeli è identico ma in Luca c’è una sottolineatura particolare; egli ritorna spesso sull’uso del denaro. Lo dice con parabole e fatti: il buon samaritano, la chiamata di Matteo Levi, la conversione di Zaccheo.
La difficoltà per il ricco di salvarsi sta nel fatto che lui ha venduto il proprio cuore ai suoi beni; la ricchezza non è condannata in sè stessa ma diventa esecrabile ed escludente dalla salvezza se fa schiavo il cuore. Ecco che si ritorna a parlare del cuore.
Il regno di Dio, la salvezza, non è prima di tutto il Paradiso, ma è la presenza di Gesù tra noi che inaugura un nuovo tempo e un nuovo mondo.
Regno di Dio è entrare nella logica, nei valori, nelle scelte, nella sequela di Gesù; Luca scrivendo gli Atti degli Apostoli, mostrerà lo sforzo della primitiva comunità cristiana per praticare il nuovo stile di vita in rapporto ai beni: si tratta di mettere in comune le risorse. Mi sembra di sentire l’obiezione di tanti alla logica del dono e della condivisione: essa è riassunta nelle ultime frasi del vangelo di oggi. Rileggiamole.
“Pietro allora disse: «Noi abbiamo lasciato i nostri beni e ti abbiamo seguito». Ed egli rispose: «In verità io vi dico, non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà».”
Certo in un tempo come il nostro in cui solo il denaro conta, si fa fatica a capire che c’è da ricevere di più privilegiando altri valori.







