
Don Enrico Magnani
26 Aprile, 2025

Don Enrico Magnani
26 Aprile, 2025
DESK E MEDIE
Il giorno dopo il sabato si apre con Maria di Magdala al sepolcro,
e con la corsa al sepolcro di due discepoli che trovano la tomba vuota…
Finisce il giorno, ed è Gesù ad andare nel luogo dove si trovano i discepoli…
Il cenacolo ci appare, oggi, come un luogo di ritorno:
ritornano gli apostoli, dieci rimasti – uno muore senza il coraggio di tornare –
e, otto giorni dopo, ritorna Tommaso, dopo il suo vagare in giorni spersi,
ritorna Gesù risorto e di nuovo, otto giorni dopo, torna Gesù…
Ritornare, lo sappiamo, è un verbo caro alla tradizione biblica:
più volte i profeti avevano invitato il popolo che si era allontanato,
e si era perso seguendo altri dei, a ritornare…
Geremia diceva: Ritorna, Israele ribelle, dice il Signore.
Non ti mostrerò la faccia sdegnata, perché io sono pietoso…
Osea cantava: Tu ritorna al tuo Dio, osserva la bontà e la giustizia
e poni sempre nel tuo Dio la tua speranza…
Ma questo è anche il verbo evangelico che aveva svelato la misericordia del padre:
il figlio che se ne era andato lontano, e aveva sperperato se stesso,
nel momento del massimo dolore dice: Ritornerò alla casa del padre mio,
e gli chiederò perdono, perché ho sbagliato…
Ma quando era ancora lontano, il padre gli corse incontro,
non lo lasciò parlare e lo abbracciò nel segno più grande della pace…
Non sappiamo perché gli apostoli ritornano al Cenacolo
senza ben sapere che cosa succederà al loro ritorno in quel luogo,
il luogo del pane spezzato il luogo del calice condiviso…
Un luogo che, tuttavia, vogliono chiuso, perché nessuno possa entrare
e loro, barricati dentro, si sentano in qualche modo al sicuro…
Ma Gesù infrange quella chiusura, ed anche la chiusura delle loro paure,
infrange le barriere della vergogna: hanno tradito, hanno rinnegato,
hanno preso la fuga e hanno lasciato Gesù da solo
davanti al potere miope dell’arrogante di turno…
Gesù infrange non solo le porte chiuse del cenacolo,
ma anche le porte chiuse di un cuore intimorito e sfiduciato
e le infrange con una sola parola: pace!
E, anche, lo ripete: pace; parola che frantuma la chiusura del timore:
Dio si ostina ad amare, nonostante le fughe e, ostinatamente ritorna…
E i discepoli passano dalla paura alla gioia, sperimentano resurrezione di vita:
il gruppo, che giace nella paura e nel timore, in questa pace donata da Dio,
diventa comunità risorta, chiamata alla testimonianza e all’annuncio…
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Il giorno dopo il sabato si apre con Maria di Magdala al sepolcro,
e con la corsa al sepolcro di due discepoli che trovano la tomba vuota…
Finisce il giorno, ed è Gesù ad andare nel luogo dove si trovano i discepoli…
Il cenacolo ci appare, oggi, come un luogo di ritorno:
ritornano gli apostoli, dieci rimasti – uno muore senza il coraggio di tornare –
e, otto giorni dopo, ritorna Tommaso, dopo il suo vagare in giorni spersi,
ritorna Gesù risorto e di nuovo, otto giorni dopo, torna Gesù…
Ritornare, lo sappiamo, è un verbo caro alla tradizione biblica:
più volte i profeti avevano invitato il popolo che si era allontanato,
e si era perso seguendo altri dei, a ritornare…
Geremia diceva: Ritorna, Israele ribelle, dice il Signore.
Non ti mostrerò la faccia sdegnata, perché io sono pietoso…
Osea cantava: Tu ritorna al tuo Dio, osserva la bontà e la giustizia
e poni sempre nel tuo Dio la tua speranza…
Ma questo è anche il verbo evangelico che aveva svelato la misericordia del padre:
il figlio che se ne era andato lontano, e aveva sperperato se stesso,
nel momento del massimo dolore dice: Ritornerò alla casa del padre mio,
e gli chiederò perdono, perché ho sbagliato…
Ma quando era ancora lontano, il padre gli corse incontro,
non lo lasciò parlare e lo abbracciò nel segno più grande della pace…
Non sappiamo perché gli apostoli ritornano al Cenacolo
senza ben sapere che cosa succederà al loro ritorno in quel luogo,
il luogo del pane spezzato il luogo del calice condiviso…
Un luogo che, tuttavia, vogliono chiuso, perché nessuno possa entrare
e loro, barricati dentro, si sentano in qualche modo al sicuro…
Ma Gesù infrange quella chiusura, ed anche la chiusura delle loro paure,
infrange le barriere della vergogna: hanno tradito, hanno rinnegato,
hanno preso la fuga e hanno lasciato Gesù da solo
davanti al potere miope dell’arrogante di turno…
Gesù infrange non solo le porte chiuse del cenacolo,
ma anche le porte chiuse di un cuore intimorito e sfiduciato
e le infrange con una sola parola: pace!
E, anche, lo ripete: pace; parola che frantuma la chiusura del timore:
Dio si ostina ad amare, nonostante le fughe e, ostinatamente ritorna…
E i discepoli passano dalla paura alla gioia, sperimentano resurrezione di vita:
il gruppo, che giace nella paura e nel timore, in questa pace donata da Dio,
diventa comunità risorta, chiamata alla testimonianza e all’annuncio…
Forse ognuno di noi sperimenta, accanto alla consapevolezza dell’elezione divina, anche dei momenti di non-elezione, diingiusto trattamento rispetto a protezioni e grazie divine, date all’altro che ci vive accanto!
Leggere, oggi, questo racconto, nella festa della Trinità, ci provoca a cogliere che la comunione misteriosa delle tre Persone, non è estranea al nostro quotidiano spalancare l’ombra della tenda a quanti camminano…
La gloria della Croce avvolge tutto l’universo, e tutta la storia: inizia dal rivelare il paradiso dell’essere con Gesù, al ladro crocifisso e colpevole, e diventa perdono per quanti crocifiggevano Gesù…






