
Don Enrico Magnani
2 Marzo, 2024

Don Enrico Magnani
2 Marzo, 2024
DESK E MEDIE
All’inizio ci sono dei Giudei credenti, che avevano creduto in lui…
Credenti che, prima, proclamano di avere Abramo per padre;
ma Gesù, per due volte, allude, in modo enigmatico, a un altro tipo di paternità,
una paternità verificabile nelle opere che essi compiono…
Questi credenti, in seguito, proclamano di avere Dio per padre;
ma Gesù indica, in modo esplicito e diretto, che il loro padre è il diavolo,
come è chiaramente dimostrato dal loro atteggiamento:
rifiuto della verità e intenzioni omicide…
La conclusione del racconto è il tentativo di lapidare Gesù,
con l’intenzione di reagire rettamente davanti ad una bestemmia…
Non una bestemmia formale, ma la pretesa di Gesù
di invadere il campo di Dio e farsene protagonista: Io sono!
Si scopre, in questo finale, che quei Giudei credevano in Gesù,
ma non come Gesù attende che si creda in lui…
Per giungere a questo giusto modo di credere in Gesù,
e in Dio,
fin dal primo momento Gesù propone quattro tappe di cammino…
C’è una premessa: l’ascolto della Parola, che è quasi dato per scontato,
erano persone che avevano creduto e quindi ascoltato la Parola…
Un po’ come l’andare in chiesa la domenica: si ascolta, più meno attenti,
una Parola che viene proclamata come di Dio o del Signore…
Poi giunge una condizione: rimanere nella Parola…
Gesù usa un verbo – rimanere – che ritornerà, tra le sue parole di addio,
quando inviterà a rimanere nel suo amore…
È l’invito a fare della sua Parola un ambito di vita
in cui dimorare, rimanere, restare, abitare…
Un po’ come l’uscire di chiesa, dopo che la Parola è stata proclamata,
nell’impegno di non dimenticarla, ma, anzi, di ruminarla e ripensarla,
attualizzarla e vivificarla, respirarla e testimoniarla…
Ed ecco una promessa: essere discepoli, conoscendo la verità…
Un po’ come la sfida quotidiana delle tante parole che ci invadono:
lasciar spazio alla verità, della Parola, resistendo alla menzogna imperante…
Da qui nasce l’effetto ultimo: la libertà…
Perché solo chi conosce la verità, fa l’esperienza di essere libero…
Per questo, chi è libero, non prende pietre per liberarsi di Gesù,
anzi, esce con lui dal tempio per diventare testimone della Parola,
e di come vivono, nella libertà, i veri figli di Dio…
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All’inizio ci sono dei Giudei credenti, che avevano creduto in lui…
Credenti che, prima, proclamano di avere Abramo per padre;
ma Gesù, per due volte, allude, in modo enigmatico, a un altro tipo di paternità,
una paternità verificabile nelle opere che essi compiono…
Questi credenti, in seguito, proclamano di avere Dio per padre;
ma Gesù indica, in modo esplicito e diretto, che il loro padre è il diavolo,
come è chiaramente dimostrato dal loro atteggiamento:
rifiuto della verità e intenzioni omicide…
La conclusione del racconto è il tentativo di lapidare Gesù,
con l’intenzione di reagire rettamente davanti ad una bestemmia…
Non una bestemmia formale, ma la pretesa di Gesù
di invadere il campo di Dio e farsene protagonista: Io sono!
Si scopre, in questo finale, che quei Giudei credevano in Gesù,
ma non come Gesù attende che si creda in lui…
Per giungere a questo giusto modo di credere in Gesù,
e in Dio,
fin dal primo momento Gesù propone quattro tappe di cammino…
C’è una premessa: l’ascolto della Parola, che è quasi dato per scontato,
erano persone che avevano creduto e quindi ascoltato la Parola…
Un po’ come l’andare in chiesa la domenica: si ascolta, più meno attenti,
una Parola che viene proclamata come di Dio o del Signore…
Poi giunge una condizione: rimanere nella Parola…
Gesù usa un verbo – rimanere – che ritornerà, tra le sue parole di addio,
quando inviterà a rimanere nel suo amore…
È l’invito a fare della sua Parola un ambito di vita
in cui dimorare, rimanere, restare, abitare…
Un po’ come l’uscire di chiesa, dopo che la Parola è stata proclamata,
nell’impegno di non dimenticarla, ma, anzi, di ruminarla e ripensarla,
attualizzarla e vivificarla, respirarla e testimoniarla…
Ed ecco una promessa: essere discepoli, conoscendo la verità…
Un po’ come la sfida quotidiana delle tante parole che ci invadono:
lasciar spazio alla verità, della Parola, resistendo alla menzogna imperante…
Da qui nasce l’effetto ultimo: la libertà…
Perché solo chi conosce la verità, fa l’esperienza di essere libero…
Per questo, chi è libero, non prende pietre per liberarsi di Gesù,
anzi, esce con lui dal tempio per diventare testimone della Parola,
e di come vivono, nella libertà, i veri figli di Dio…
Forse ognuno di noi sperimenta, accanto alla consapevolezza dell’elezione divina, anche dei momenti di non-elezione, diingiusto trattamento rispetto a protezioni e grazie divine, date all’altro che ci vive accanto!
Leggere, oggi, questo racconto, nella festa della Trinità, ci provoca a cogliere che la comunione misteriosa delle tre Persone, non è estranea al nostro quotidiano spalancare l’ombra della tenda a quanti camminano…
La gloria della Croce avvolge tutto l’universo, e tutta la storia: inizia dal rivelare il paradiso dell’essere con Gesù, al ladro crocifisso e colpevole, e diventa perdono per quanti crocifiggevano Gesù…






