DESK E MEDIE
Omelia del 29.03.2026. Domenica delle Palme
Il giorno della gioia, della riconoscenza e della vita che si rinnova. Canta la liturgia “Magnum salutis gaudium” che nell’inno processionale in italiano diventa “gran giorno, immenso gaudio”.
Due momenti di assoluta importanza nei vangeli di questa domenica: l’ingresso alla città santa fra gli osanna e l’agitare di frasche e il prezioso e abbondante profumo di Maria di Betania che ne cosparge i piedi di Gesù.
Quella di oggi è sempre una festa molto attesa; noi la guardiamo con rinnovata speranza per il presente e futuro di un’umanità in pericolo, speranza che accompagna i giorni del miracoloso ritorno di primavera. Rami di ulivo e di palma sono da sempre collegati al significato di pace e benessere integrale; hanno anche un sapore quasi magico e scaramantico ma senza attribuirvi superstiziosamente poteri occulti.
Lo stesso profumo ha un suo valore profondo anche se spesso confuso con la sua possibile seduttività: offerto, esso diventa riconoscimento della dignità della persona, e poi sparso nella casa è invito ed accoglienza. Leggiamo nel gesto di Maria verso Gesù tanta tenerezza e amore, risposta grata per l’amicizia donata da Gesù e alla vita restituita a Lazzaro.
È così che la liturgia ci apre la porta del mistero pasquale; sarà un preludio ancora più rassomigliante a quello storicamente accaduto perchè le circostanze dell’attuale conflitto in corso in Palestina rendono tragica la festa di quest’anno, così come carica di tensione e paure fu la vigilia di allora. Scrive il patriarca di Gerusalemme, card. Pizzaballa: “La tradizionale processione della Domenica delle Palme, che dal Monte degli Ulivi sale a Gerusalemme, è cancellata; la Messa crismale è rinviata a data da destinarsi, non appena la situazione lo consentirà, possibilmente entro il tempo pasquale; alla durezza di questo tempo di guerra, che ci coinvolge tutti, si aggiunge oggi anche quella di non poter celebrare degnamente e insieme la Pasqua”.
Il calendario ebraico prevede che il 1° aprile inizi la festa di Pesah, Pasqua. Anche gli ebrei, e sappiamo bene che sono moltissimi i contrari all’attuale guerra (proprio ieri a Tel Aviv c’è stata una manifestazione contro la guerra) e non potranno vivere quei giorni in modo sereno. Ecco come si trasformano giornate di festa in giornate di lutto e dolore. Ricordo una terribile frase di G. B. Shaw: “Più vivo, più sono convinto che questo pianeta sia usato da altri pianeti come manicomio dell’universo”.
Tutto questo mi sembra ci debba far cogliere alcuni spunti e suggerimenti per vivere la Settimana Santa che oggi inauguriamo.
La cena di Betania ci dice che Gesù ama andare a casa di qualcuno per solidarizzare e costruire legami, in particolare nel momento del pranzo condiviso. Sembra che per noi prevalga oggi la ricercatezza del cibo piuttosto che la gioia dello stare insieme. È bene premettere sempre un momento di silenzio che renda presente alle nostre tavole tutte le persone rese povere dalla solitudine, dalla scarsità di mezzi, dal pericolo per la vita. Una particolare attenzione dovremmo riservata ai piccoli e agli adolescenti: sia trasmesso loro il valore della festa e sia privilegiato l’ascolto dei loro pensieri e la percezione dei loro stati d’animo.
L’ingresso osannante della gente che scorta Gesù al suo entrare in Gerusalemme, ci arricchisce ulteriormente. Una prima osservazione: Gesù è accompagnato e accolto da “evviva”, da voci squillanti di ragazzini. Penso alle nostre celebrazioni che scorrono troppo sottovoce e quasi distrattamente come per assolvere semplicemente un dovere; dobbiamo rafforzare la voce del canto e della preghiera.
Ancora: il camminare insieme; vuol dire mille cose. Unirsi per seguire una strada buona per tutti, andare insieme configurando un futuro comune e positivo, insieme provare quale luce fa più luce senza chiederlo ad AI, ma ascoltando il vangelo.
MOBILE
Omelia del 29.03.2026. Domenica delle Palme
Il giorno della gioia, della riconoscenza e della vita che si rinnova. Canta la liturgia “Magnum salutis gaudium” che nell’inno processionale in italiano diventa “gran giorno, immenso gaudio”.
Due momenti di assoluta importanza nei vangeli di questa domenica: l’ingresso alla città santa fra gli osanna e l’agitare di frasche e il prezioso e abbondante profumo di Maria di Betania che ne cosparge i piedi di Gesù.
Quella di oggi è sempre una festa molto attesa; noi la guardiamo con rinnovata speranza per il presente e futuro di un’umanità in pericolo, speranza che accompagna i giorni del miracoloso ritorno di primavera. Rami di ulivo e di palma sono da sempre collegati al significato di pace e benessere integrale; hanno anche un sapore quasi magico e scaramantico ma senza attribuirvi superstiziosamente poteri occulti.
Lo stesso profumo ha un suo valore profondo anche se spesso confuso con la sua possibile seduttività: offerto, esso diventa riconoscimento della dignità della persona, e poi sparso nella casa è invito ed accoglienza. Leggiamo nel gesto di Maria verso Gesù tanta tenerezza e amore, risposta grata per l’amicizia donata da Gesù e alla vita restituita a Lazzaro.
È così che la liturgia ci apre la porta del mistero pasquale; sarà un preludio ancora più rassomigliante a quello storicamente accaduto perchè le circostanze dell’attuale conflitto in corso in Palestina rendono tragica la festa di quest’anno, così come carica di tensione e paure fu la vigilia di allora. Scrive il patriarca di Gerusalemme, card. Pizzaballa: “La tradizionale processione della Domenica delle Palme, che dal Monte degli Ulivi sale a Gerusalemme, è cancellata; la Messa crismale è rinviata a data da destinarsi, non appena la situazione lo consentirà, possibilmente entro il tempo pasquale; alla durezza di questo tempo di guerra, che ci coinvolge tutti, si aggiunge oggi anche quella di non poter celebrare degnamente e insieme la Pasqua”.
Il calendario ebraico prevede che il 1° aprile inizi la festa di Pesah, Pasqua. Anche gli ebrei, e sappiamo bene che sono moltissimi i contrari all’attuale guerra (proprio ieri a Tel Aviv c’è stata una manifestazione contro la guerra) e non potranno vivere quei giorni in modo sereno. Ecco come si trasformano giornate di festa in giornate di lutto e dolore. Ricordo una terribile frase di G. B. Shaw: “Più vivo, più sono convinto che questo pianeta sia usato da altri pianeti come manicomio dell’universo”.
Tutto questo mi sembra ci debba far cogliere alcuni spunti e suggerimenti per vivere la Settimana Santa che oggi inauguriamo.
La cena di Betania ci dice che Gesù ama andare a casa di qualcuno per solidarizzare e costruire legami, in particolare nel momento del pranzo condiviso. Sembra che per noi prevalga oggi la ricercatezza del cibo piuttosto che la gioia dello stare insieme. È bene premettere sempre un momento di silenzio che renda presente alle nostre tavole tutte le persone rese povere dalla solitudine, dalla scarsità di mezzi, dal pericolo per la vita. Una particolare attenzione dovremmo riservata ai piccoli e agli adolescenti: sia trasmesso loro il valore della festa e sia privilegiato l’ascolto dei loro pensieri e la percezione dei loro stati d’animo.
L’ingresso osannante della gente che scorta Gesù al suo entrare in Gerusalemme, ci arricchisce ulteriormente. Una prima osservazione: Gesù è accompagnato e accolto da “evviva”, da voci squillanti di ragazzini. Penso alle nostre celebrazioni che scorrono troppo sottovoce e quasi distrattamente come per assolvere semplicemente un dovere; dobbiamo rafforzare la voce del canto e della preghiera.
Ancora: il camminare insieme; vuol dire mille cose. Unirsi per seguire una strada buona per tutti, andare insieme configurando un futuro comune e positivo, insieme provare quale luce fa più luce senza chiederlo ad AI, ma ascoltando il vangelo.







