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Omelia del 05.01.2025 – Domenica dopo l’Ottava del Natale

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Abbiamo negli occhi la grotta di Betlemme, stiamo attendendo l’arrivo dei Magi, ma intanto la liturgia ci vuole anticipare qualcosa della missione di quel bambino attraverso il racconto dei suoi primi passi da adulto nella vita pubblica. C’è la premura di far capire il perché di tutto questo interesse attorno alla nascita di un bambino che la rende sorprendentemente speciale: protagonista è lo Spirito del Signore che ha colmato il grembo di Maria e che continua a dimorare nel suo bambino. Nel vangelo di oggi il bimbo di Betlemme è un adulto che agisce da rabbi, maestro della parola di Dio.
Gesù comincia dalla Galilea, regione non particolarmente religiosa. Viene osservato attentamente dai compaesani perché si diceva che avesse già destato interesse altrove e questo sorprende in quanto, nei trent’anni vissuti a Nazareth, aveva condotto una esistenza normalissima.
C’è una coincidenza con l’anno da noi appena iniziato, anno del Giubileo: nel racconto di Luca pare che si stia vivendo un periodo particolare. Siamo nell’anno 30-31 d.C., l’anno giubilare che segue l’anno sabbatico 29-30. Il Giubileo e l’anno sabatico appaiono nella Bibbia ebraica in una stretta relazione l’uno con l’altro: il primo dei due appare come una specie di prolungamento del secondo. L’attesa messianica è molto forte.
Caliamoci allora nella situazione che sta per essere descritta: è sabato. Gesù rientra a Nazareth e come al solito, si unisce al popolo e va in sinagoga a pregare e ad ascoltare la lettura e la spiegazione della Parola di Dio.
Normalmente un rabbino inizia l’incontro ma poi ogni adulto può presentarsi o può essere invitato a leggere e a commentare le Scritture, pronunciando un’omelia ovvero una breve riflessione sui testi letti. Lo svolgimento segue questo schema: una preghiera e la professione di fede del pio israelita che comincia con: “Ascolta, Israele” e, dopo aver pronunciato 18 benedizioni, vengono letti due testi della Scrittura. Il primo è tratto dalla Torah, il secondo è tratto dai profeti. In quel momento, il responsabile della liturgia, potendo invitare qualcuno a leggere e a commentare, ha pensato di invitare Gesù, di cui già si parla come un maestro riconosciuto nella vicina città di Cafarnao e in altre località della Galilea. Gesù prende il libo dei profeti, un pesante rotolo, e lo apre. Dopo la lettura si siede come fa ogni rabbino e commenta ma non fa un’esegesi del testo; semplicemente dichiara che quelle parole appena lette parlano di lui. Quello che accadrà dopo è appena accennato ma si intravede che c’è un po’ di perplessità: non è il figlio del falegname? Anzi tra un po’ diventerà presenza molto scomoda e già vorrebbero cacciarlo costringendolo così a fuggire altrove. Del resto è proprio così; è il figlio di Giuseppe, uno come gli altri. Torna ad essere ribadito il tema dell’incarnazione: Dio è dentro la normalità della vita quotidiana attraverso Gesù.
Questo giovane, cresciuto in paese come tanti, oggi si dichiara Messia. Tema dominante del compito messianico annunciato è contenuto in cinque i punti: evangelo a poveri, liberazione dei prigionieri, vista ai ciechi, sollevazione dall’oppressione, anno di grazia. Sono cinque compiti, cinque come i libri della “legge”.
Liberazione è comunque il termine proprio dell’opera di Dio lungo tutta la storia di Israele.
Viene usata la parola liberazione che in ebraico ha il significato di sciogliere da ciò che impedisce di correre velocemente. Gesù libera dalla malattia ma anche dalle paure, dai pregiudizi, dai blocchi psicologici che ci frenano e ci rinchiudono. Abbiamo i ceppi che ci ripiegano su noi stessi, catene che ci rattrappiscono, visioni del mondo che ci fanno continuamente lamentare senza saper intervenire in un cambiamento e in una responsabile creatività. Gesù ci promette questo cammino nello Spirito. Gesù dice: “Oggi inizia l’anno di grazia senza fine”, perché vengono gratuitamente offerti da Dio la sua liberazione e il suo perdono.
Ognuno ha le proprie schiavitù, interiori che lo bloccano ed esteriori che danneggiano gli altri. Ognuno ha bisogno di riacquistare la vista riconoscendo innanzitutto la propria cecità.
La cecità, quella che i farisei non ammettono, è la nostra falsa lettura della realtà, il non aprire gli occhi sulla verità che Dio è Padre, noi siamo figli e quindi fratelli. Dato che non sappiamo farlo da soli ci occorre uno che apra il libro, tolga i sigilli e ci sveli il senso della vita.
Mi pare si debba allora imboccare con grande lena questa direzione: le parole di Isaia nel rotolo aperto da Gesù, da lui assunte su di sé come proprio mandato, sono il dono tanto auspicato.
Quando si avvia un processo di restituzione della dignità negata, di riscoperta della solidarietà, di piena liberazione, allora possiamo scorgere un segno, l’indizio del Regno di Dio che viene e si realizza.
Possiamo ben ritenere che il rinnovamento del modo di vivere in quanto cristiani ma anche semplicemente in quanto persone che sentono il bisogno di giorni più sani, passi all’interno dei vari contesti di vita, con la condivisione intelligente di ricerca, di riflessione, di stili di vita da trasformare e di dialogo senza pregiudizi.

 

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Omelia del 05.01.2025 – Domenica dopo l’Ottava del Natale

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Abbiamo negli occhi la grotta di Betlemme, stiamo attendendo l’arrivo dei Magi, ma intanto la liturgia ci vuole anticipare qualcosa della missione di quel bambino attraverso il racconto dei suoi primi passi da adulto nella vita pubblica. C’è la premura di far capire il perché di tutto questo interesse attorno alla nascita di un bambino che la rende sorprendentemente speciale: protagonista è lo Spirito del Signore che ha colmato il grembo di Maria e che continua a dimorare nel suo bambino. Nel vangelo di oggi il bimbo di Betlemme è un adulto che agisce da rabbi, maestro della parola di Dio.
Gesù comincia dalla Galilea, regione non particolarmente religiosa. Viene osservato attentamente dai compaesani perché si diceva che avesse già destato interesse altrove e questo sorprende in quanto, nei trent’anni vissuti a Nazareth, aveva condotto una esistenza normalissima.
C’è una coincidenza con l’anno da noi appena iniziato, anno del Giubileo: nel racconto di Luca pare che si stia vivendo un periodo particolare. Siamo nell’anno 30-31 d.C., l’anno giubilare che segue l’anno sabbatico 29-30. Il Giubileo e l’anno sabatico appaiono nella Bibbia ebraica in una stretta relazione l’uno con l’altro: il primo dei due appare come una specie di prolungamento del secondo. L’attesa messianica è molto forte.
Caliamoci allora nella situazione che sta per essere descritta: è sabato. Gesù rientra a Nazareth e come al solito, si unisce al popolo e va in sinagoga a pregare e ad ascoltare la lettura e la spiegazione della Parola di Dio.
Normalmente un rabbino inizia l’incontro ma poi ogni adulto può presentarsi o può essere invitato a leggere e a commentare le Scritture, pronunciando un’omelia ovvero una breve riflessione sui testi letti. Lo svolgimento segue questo schema: una preghiera e la professione di fede del pio israelita che comincia con: “Ascolta, Israele” e, dopo aver pronunciato 18 benedizioni, vengono letti due testi della Scrittura. Il primo è tratto dalla Torah, il secondo è tratto dai profeti. In quel momento, il responsabile della liturgia, potendo invitare qualcuno a leggere e a commentare, ha pensato di invitare Gesù, di cui già si parla come un maestro riconosciuto nella vicina città di Cafarnao e in altre località della Galilea. Gesù prende il libo dei profeti, un pesante rotolo, e lo apre. Dopo la lettura si siede come fa ogni rabbino e commenta ma non fa un’esegesi del testo; semplicemente dichiara che quelle parole appena lette parlano di lui. Quello che accadrà dopo è appena accennato ma si intravede che c’è un po’ di perplessità: non è il figlio del falegname? Anzi tra un po’ diventerà presenza molto scomoda e già vorrebbero cacciarlo costringendolo così a fuggire altrove. Del resto è proprio così; è il figlio di Giuseppe, uno come gli altri. Torna ad essere ribadito il tema dell’incarnazione: Dio è dentro la normalità della vita quotidiana attraverso Gesù.
Questo giovane, cresciuto in paese come tanti, oggi si dichiara Messia. Tema dominante del compito messianico annunciato è contenuto in cinque i punti: evangelo a poveri, liberazione dei prigionieri, vista ai ciechi, sollevazione dall’oppressione, anno di grazia. Sono cinque compiti, cinque come i libri della “legge”.
Liberazione è comunque il termine proprio dell’opera di Dio lungo tutta la storia di Israele.
Viene usata la parola liberazione che in ebraico ha il significato di sciogliere da ciò che impedisce di correre velocemente. Gesù libera dalla malattia ma anche dalle paure, dai pregiudizi, dai blocchi psicologici che ci frenano e ci rinchiudono. Abbiamo i ceppi che ci ripiegano su noi stessi, catene che ci rattrappiscono, visioni del mondo che ci fanno continuamente lamentare senza saper intervenire in un cambiamento e in una responsabile creatività. Gesù ci promette questo cammino nello Spirito. Gesù dice: “Oggi inizia l’anno di grazia senza fine”, perché vengono gratuitamente offerti da Dio la sua liberazione e il suo perdono.
Ognuno ha le proprie schiavitù, interiori che lo bloccano ed esteriori che danneggiano gli altri. Ognuno ha bisogno di riacquistare la vista riconoscendo innanzitutto la propria cecità.
La cecità, quella che i farisei non ammettono, è la nostra falsa lettura della realtà, il non aprire gli occhi sulla verità che Dio è Padre, noi siamo figli e quindi fratelli. Dato che non sappiamo farlo da soli ci occorre uno che apra il libro, tolga i sigilli e ci sveli il senso della vita.
Mi pare si debba allora imboccare con grande lena questa direzione: le parole di Isaia nel rotolo aperto da Gesù, da lui assunte su di sé come proprio mandato, sono il dono tanto auspicato.
Quando si avvia un processo di restituzione della dignità negata, di riscoperta della solidarietà, di piena liberazione, allora possiamo scorgere un segno, l’indizio del Regno di Dio che viene e si realizza.
Possiamo ben ritenere che il rinnovamento del modo di vivere in quanto cristiani ma anche semplicemente in quanto persone che sentono il bisogno di giorni più sani, passi all’interno dei vari contesti di vita, con la condivisione intelligente di ricerca, di riflessione, di stili di vita da trasformare e di dialogo senza pregiudizi.

 

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