La recita del Santo Rosario
Libretto per serata di Adorazione Eucaristica comunitaria nella basilica di San Babila – anno 2015
Sarà capitato un po’ a tutti di recitare un Rosario o una parte di esso, e sicuramente di possedere una o più coroncine; talvolta una coroncina si può vedere appesa allo specchietto retrovisore delle auto. Forma di orazione diffusa, come nasce nella devozione cristiana?
Nel primo millennio dell’era cristiana, il Rosario non è praticato. La preghiera è fondamentalmente desunta dal Libro dei Salmi: sono centocinquanta preghiere che la tradizione biblica attribuisce come autore al re Davide. La lingua della preghiera è il latino; ben presto però lingua viene usata solo dal clero diocesano oltreché nei conventi e nei monasteri, mentre la gente non è più in grado di utilizzarla e tanto meno di comprenderla. Ovviamente all’epoca non esistevano Bibbie in lingua ordinaria. Verso il secolo nono, persino nei monasteri il numero di religiosi capaci di recitare i salmi scarseggia e viene introdotta un diverso modo di pregare: si recita ripetutamente il Padre Nostro, centocinquanta volte appunto come i Salmi, facendo scorrere fra le dita una cordicella con lo stesso numero di nodi. Verso il secolo dodicesimo, quello che era chiamato ormai il Salterio dei poveri, si arricchisce del saluto angelico: accanto al Padre Nostro si aggiunge l’Ave Maria.
Due secoli dopo, il certosino Enrico di Kalkar portò la preghiera del Rosario più o meno al modo che anche oggi conosciamo: suddivise il salterio divenuto mariano in 15 decine aggiungendo, tra una decina e l’altra, il Padre Nostro. La tradizione vuole che grandi sostenitori dell’importanza del Rosario siano stati i Santi Caterina da Siena e Domenico di Guzman: l’icona più nota è quella che presenta Maria nell’atto di dare la corona del Rosario ai due santi.
Il Rosario, preghiera sempre raccomandata dai Papi anche nell’ultimo secolo, si è man mano strutturato aggiungendo un titolo a ciascuna decina; il titolo annuncia i temi della vita del Signore e di Maria che vengono detti “misteri” e si raccolgono in misteri gaudiosi, gloriosi e dolorosi; Giovanni Paolo II vi volle poi aggiungere un altro gruppo: i misteri della luce.






