
Don Enrico Magnani
3 Novembre, 2022

Don Enrico Magnani
3 Novembre, 2022
DESK E MEDIE
È come giungere al termine di un pellegrinaggio:
Domenica prossima è Avvento e ricomincerà di nuovo il cammino…
Riusciremo davvero a non pensare che si tratta solo di una pia consuetudine?
Sarà per questo che la liturgia ci pone davanti ad una festa difficile…
La festa inizia con un’antica visione: un Figlio d’uomo – dice Daniele, il profeta –
la cui vita sarà colma di potere eterno in un regno indistruttibile…
È proclamando la visione antica, che la liturgia ci invita a fare festa,
e, nella festa, invita a proclamare il potere e la regalità di Gesù:
ma questo re, che vorremmo oggi insediare sul trono, è un re davvero strano…
È un re che ha scelto di passare attraverso porte strette e continue fatiche,
che ha vissuto momenti di fame e di sete, senza un alloggio sicuro,
che ha patito il freddo e l’insuccesso,
che si è lasciato catturare senza opporre resistenza e violenza,
che ha accolto in silenzio accuse di infamia e di bestemmia,
che si è lasciato condurre al supplizio nell’abbandono di tutti i suoi…
È grande fatica, per il mondo, considerare come un vero re il Signore Gesù,
lui che non ha condiviso il successo e l’opulenza
di chi si proclama suo seguace nell’imponenza e nell’approvazione umana,
per avere in comune, al contrario, con la maggioranza della sua gente,
le situazioni di infelicità e disgrazia, di sofferenza e smarrimento,
di abbandono e di povertà, del grido della fatica del vivere…
Gesù è un re che i sudditi, quelli ossequienti e devoti,
non han saputo riconoscere quando era, povero e ferito, al loro fianco,
perché cercavano – e sognavano – la sua gloria…
Gesù è un re sostenuto ed aiutato da quelle persone autentiche e giuste,
che l’hanno soccorso senza averlo riconosciuto,
che l’hanno aiutato, ma non per ricevere in cambio qualcosa,
che l’hanno dissetato condividendo il loro povero bicchiere d’acqua…
È un re che si è fatto compagno di viaggio di gente di ogni specie:
poveri nel bisogno, profughi, in barca, che subivano rifiuto d’accoglienza,
umili fiaccati dalla ricerca di pace, di casa, di giustizia…
Ma queste stranezze – quelle di cui oggi parla il Vangelo –
diventeranno luminosamente evidenti alla fine dei tempi…
E saranno tristezza per quanti hanno creduto di far contento Dio
per mezzo di un qualche rito o di una qualche parola proclamata…
E saranno sorpresa gioiosa per chi ha aperto case e spalancato porti,
di chi ha capito che vero culto e vera religione è vivere, fino in fondo,
la prossimità a quel re che si nasconde nel piccolo e nel povero…
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È come giungere al termine di un pellegrinaggio:
Domenica prossima è Avvento e ricomincerà di nuovo il cammino…
Riusciremo davvero a non pensare che si tratta solo di una pia consuetudine?
Sarà per questo che la liturgia ci pone davanti ad una festa difficile…
La festa inizia con un’antica visione: un Figlio d’uomo – dice Daniele, il profeta –
la cui vita sarà colma di potere eterno in un regno indistruttibile…
È proclamando la visione antica, che la liturgia ci invita a fare festa,
e, nella festa, invita a proclamare il potere e la regalità di Gesù:
ma questo re, che vorremmo oggi insediare sul trono, è un re davvero strano…
È un re che ha scelto di passare attraverso porte strette e continue fatiche,
che ha vissuto momenti di fame e di sete, senza un alloggio sicuro,
che ha patito il freddo e l’insuccesso,
che si è lasciato catturare senza opporre resistenza e violenza,
che ha accolto in silenzio accuse di infamia e di bestemmia,
che si è lasciato condurre al supplizio nell’abbandono di tutti i suoi…
È grande fatica, per il mondo, considerare come un vero re il Signore Gesù,
lui che non ha condiviso il successo e l’opulenza
di chi si proclama suo seguace nell’imponenza e nell’approvazione umana,
per avere in comune, al contrario, con la maggioranza della sua gente,
le situazioni di infelicità e disgrazia, di sofferenza e smarrimento,
di abbandono e di povertà, del grido della fatica del vivere…
Gesù è un re che i sudditi, quelli ossequienti e devoti,
non han saputo riconoscere quando era, povero e ferito, al loro fianco,
perché cercavano – e sognavano – la sua gloria…
Gesù è un re sostenuto ed aiutato da quelle persone autentiche e giuste,
che l’hanno soccorso senza averlo riconosciuto,
che l’hanno aiutato, ma non per ricevere in cambio qualcosa,
che l’hanno dissetato condividendo il loro povero bicchiere d’acqua…
È un re che si è fatto compagno di viaggio di gente di ogni specie:
poveri nel bisogno, profughi, in barca, che subivano rifiuto d’accoglienza,
umili fiaccati dalla ricerca di pace, di casa, di giustizia…
Ma queste stranezze – quelle di cui oggi parla il Vangelo –
diventeranno luminosamente evidenti alla fine dei tempi…
E saranno tristezza per quanti hanno creduto di far contento Dio
per mezzo di un qualche rito o di una qualche parola proclamata…
E saranno sorpresa gioiosa per chi ha aperto case e spalancato porti,
di chi ha capito che vero culto e vera religione è vivere, fino in fondo,
la prossimità a quel re che si nasconde nel piccolo e nel povero…
Forse ognuno di noi sperimenta, accanto alla consapevolezza dell’elezione divina, anche dei momenti di non-elezione, diingiusto trattamento rispetto a protezioni e grazie divine, date all’altro che ci vive accanto!
Leggere, oggi, questo racconto, nella festa della Trinità, ci provoca a cogliere che la comunione misteriosa delle tre Persone, non è estranea al nostro quotidiano spalancare l’ombra della tenda a quanti camminano…
La gloria della Croce avvolge tutto l’universo, e tutta la storia: inizia dal rivelare il paradiso dell’essere con Gesù, al ladro crocifisso e colpevole, e diventa perdono per quanti crocifiggevano Gesù…






