DESK E MEDIE
(Omelia del 31.12.2023 – Domenica nell’Ottava di Natale)
L’anno si conclude ed è giorno del Signore, domenica. Il grande tema del Verbo che si fa carne ritorna come nella notte santa; ci chiede una meditazione più attenta ed una preghiera più intensa. La pagina di Giovanni ci parla dell’inizio di quello che di solito chiamiamo “il mondo”; protagonista del primo giorno, diciamo così, è il Verbo. È lui che nasce in Maria in forma d’uomo con il nome di Gesù, è lui che in Gesù entra nel tempo cioè nella nostra condizione e storia. Pur nell’estrema difficoltà di svestire il nostro modo di pensare dai sempre ritornanti antropomorfismi, proviamo a rileggere “in principio era il Verbo” ed a purificare la nostra idea del divino.
Anche fra noi umani, quando l’intenzione è retta e vera, la parola è il mezzo col quale il cuore si apre e la nostra vita profonda si estrinseca e comunica agli altri; proprio per consentirci un contatto, il Verbo che ad un certo tempo si fa umanità, diventa Emanuele Dio con noi. Mai avremmo potuto intuire una verità così alta e distante dai nostri canoni. Giovanni aveva capito che il modo di parlare di Dio era inadeguato, anzi fuorviante; ripercorrendo quei momenti chino sul petto di Gesù o anche ai piedi della croce, ha maturato quanto poi ci ha offerto in questo prologo del suo vangelo; non per niente l’evangelista è viene descritto con il simbolo dell’aquila cioè dall’animale dallo sguardo acuto e penetrante.
Qualcosa di analogo al Verbo di S. Giovanni possiamo intravvedere nel libro dei Proverbi proposto nella prima lettura: vi si trova una rappresentazione del sapere, la Sapienza, come prerogativa divina che attrae il bisogno di conoscenza degli uomini e quasi compare come fosse una persona umana in mezzo ad essi. La sapienza è realtà che precede tutto nella creazione, ed è anche principio del tempo e di ogni realtà; in essa l’intelligenza umana scopre le tracce dell’intelligenza divina. Bella questa immagine del mondo biblico antico ma ancora distante dalla vetta offerta dal vangelo.
C’è una frase al termine del vangelo di oggi che dobbiamo provare a riascoltare e capire: “..abbiamo contemplato la sua gloria..”. Il Verbo fatto uomo, principio di tutto, diventa per noi oggetto di contemplazione; siamo chiamati ad elevare il nostro modo di guardare la realtà esistente e a scoprire con lo sguardo del cuore e della mente che nasconde in sé qualcosa di speciale, la “gloria” appunto. Parola difficile da decifrare; non si tratta del frutto di una vittoria o di un successo in qualche campo della vita. Gloria appartiene esclusivamente a quanto riceviamo dalla Rivelazione; per i vangeli essa non è la doxa dei greci che significa semplicemente opinione: gloria è propriamente la realtà del trascendente che ci supera e che nel venire fra noi ci chiede di ritrovare la capacità di metterci in ginocchio. Paolo parlerà di peso della gloria: non in riferimento a qualcosa di negativo, come potremmo pensare, ma a qualcosa che è altro rispetto alle nostre abitudini mentali. Proviamo a pensare al racconto della Trasfigurazione ed avremo una rappresentazione ideale di questo concetto.
La luce abbagliante del Verbo ha voluto farsi guardabile nascondendosi dentro l’umanità di Gesù; è questa la grande notizia che il mondo aspetta di conoscere e che può condurlo ad una vita rinnovata e coerente all’intento creativo di Dio, al suo sogno.
Le parole odierne vi sembreranno difficili; lo so, ma cerchiamo di sentire anche tutto il fascino di essere condotti a riconoscere e interagire col mistero dell’Essere, di Dio.
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(Omelia del 31.12.2023 – Domenica nell’Ottava di Natale)
L’anno si conclude ed è giorno del Signore, domenica. Il grande tema del Verbo che si fa carne ritorna come nella notte santa; ci chiede una meditazione più attenta ed una preghiera più intensa. La pagina di Giovanni ci parla dell’inizio di quello che di solito chiamiamo “il mondo”; protagonista del primo giorno, diciamo così, è il Verbo. È lui che nasce in Maria in forma d’uomo con il nome di Gesù, è lui che in Gesù entra nel tempo cioè nella nostra condizione e storia. Pur nell’estrema difficoltà di svestire il nostro modo di pensare dai sempre ritornanti antropomorfismi, proviamo a rileggere “in principio era il Verbo” ed a purificare la nostra idea del divino.
Anche fra noi umani, quando l’intenzione è retta e vera, la parola è il mezzo col quale il cuore si apre e la nostra vita profonda si estrinseca e comunica agli altri; proprio per consentirci un contatto, il Verbo che ad un certo tempo si fa umanità, diventa Emanuele Dio con noi. Mai avremmo potuto intuire una verità così alta e distante dai nostri canoni. Giovanni aveva capito che il modo di parlare di Dio era inadeguato, anzi fuorviante; ripercorrendo quei momenti chino sul petto di Gesù o anche ai piedi della croce, ha maturato quanto poi ci ha offerto in questo prologo del suo vangelo; non per niente l’evangelista è viene descritto con il simbolo dell’aquila cioè dall’animale dallo sguardo acuto e penetrante.
Qualcosa di analogo al Verbo di S. Giovanni possiamo intravvedere nel libro dei Proverbi proposto nella prima lettura: vi si trova una rappresentazione del sapere, la Sapienza, come prerogativa divina che attrae il bisogno di conoscenza degli uomini e quasi compare come fosse una persona umana in mezzo ad essi. La sapienza è realtà che precede tutto nella creazione, ed è anche principio del tempo e di ogni realtà; in essa l’intelligenza umana scopre le tracce dell’intelligenza divina. Bella questa immagine del mondo biblico antico ma ancora distante dalla vetta offerta dal vangelo.
C’è una frase al termine del vangelo di oggi che dobbiamo provare a riascoltare e capire: “..abbiamo contemplato la sua gloria..”. Il Verbo fatto uomo, principio di tutto, diventa per noi oggetto di contemplazione; siamo chiamati ad elevare il nostro modo di guardare la realtà esistente e a scoprire con lo sguardo del cuore e della mente che nasconde in sé qualcosa di speciale, la “gloria” appunto. Parola difficile da decifrare; non si tratta del frutto di una vittoria o di un successo in qualche campo della vita. Gloria appartiene esclusivamente a quanto riceviamo dalla Rivelazione; per i vangeli essa non è la doxa dei greci che significa semplicemente opinione: gloria è propriamente la realtà del trascendente che ci supera e che nel venire fra noi ci chiede di ritrovare la capacità di metterci in ginocchio. Paolo parlerà di peso della gloria: non in riferimento a qualcosa di negativo, come potremmo pensare, ma a qualcosa che è altro rispetto alle nostre abitudini mentali. Proviamo a pensare al racconto della Trasfigurazione ed avremo una rappresentazione ideale di questo concetto.
La luce abbagliante del Verbo ha voluto farsi guardabile nascondendosi dentro l’umanità di Gesù; è questa la grande notizia che il mondo aspetta di conoscere e che può condurlo ad una vita rinnovata e coerente all’intento creativo di Dio, al suo sogno.
Le parole odierne vi sembreranno difficili; lo so, ma cerchiamo di sentire anche tutto il fascino di essere condotti a riconoscere e interagire col mistero dell’Essere, di Dio.







