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Omelia del 06.07.2025 – quarta Domenica dopo Pentecoste

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Se la storia del frutto proibito e del peccato, letta domenica scorsa, aveva il sapore degli antichi miti ancestrali, la pagina di Genesi di oggi sembra calarci nel genere “cronaca nera”. È il genere che occupa anche adesso, ai nostri giorni, un numero impressionante di pagine di articoli, di filmati, di tavole rotonde, insomma di tutti i tipi di comunicazione mediatica. Così da una parte siamo condotti a detestare la curiosità del macabro e il gusto del thriller, mentre dall’altra si è costretti ad ammettere la diffusione pervasiva della violenza omicida.
Già dall’interrogativo rivolto al disubbidiente Adamo e relativa risposta, ci si rende conto dello stretto legame fra disobbedienza/peccato e rottura della relazione fra le persone: Adamo, colto in fallo, dice che è stata la donna e questa a sua volta accusa il serpente.
La caduta del rispetto per l’altro è sempre accovacciata sulla soglia di casa, fino a sfociare nel delitto. Ma il racconto biblico, ad una lettura affrettata, sembra far ricadere l’origine del fratricidio su una sorta di divina ingiustizia: Dio gradisce il dono di Abele e non quello di Caino e quest’ultimo si sente colpito ingiustamente e reagisce nel modo che sappiamo.
Non banalizziamo: in pratica, il sentimento che sopravviene in Caino è una sorta di invidia e di gelosia per il successo dell’attività e della vita del fratello rappresentata nella forma del gradimento divino!
Ciò che spinge l’autore biblico a questo racconto è la visione di un mondo in cui la negazione della fraternità originaria fra gli uomini è cancellata da conflitti mortali, individuali e di gruppo.
La voce di tanti profeti e di tanti attori di santità cerca di riportare le scelte umane alla comunione fra i diversi; più di ogni altra voce, quella di Gesù apre e conclude il discorso in modo perentorio. L’apprendimento della legge antica (“avete inteso che fu detto”) non è bastato a far sì che quell’indicazione minimalista, il non uccidere, scongiurasse infrazioni e condanne conseguenti. La correzione di rotta che Gesù propone nel suo lungo insegnamento va nella direzione dell’amore misericordioso; esso non è ignoranza delle violenze patite, ma è affidamento dell’altro alla bontà divina con un atto di amore benevolo.
“Amore è un divino architetto sceso nel mondo -secondo Platone- affinché tutto nell’universo viva in connessione». La sconnessione è annientamento. L’odio è un sentimento che conduce all’annientamento dei valori. Discorso complicato da fare ai nostri tempi dove la connessione è un fatto tecnico e non una interiore ricerca di condivisione.
Vorrei citare un grande scrittore ebreo Abraham Heschel, filosofo e docente di ebraismo in occidente dopo la persecuzione nazista. Mi domando a quale orrenda mentalità faccia riferimento il governo di un popolo che ha nella sua storia l’esperienza dell’odio razziale ed insieme la dottrina della non vendicatività. Ecco una frase incisivamente scolpita: “Il contrario dell’umanità è la brutalità, l’incapacità di riconoscere l’umanità del prossimo, l’incapacità di esser sensibili ai suoi bisogni, alla sua situazione. La brutalità dipende spesso da una mancanza di immaginazione e dalla tendenza a trattare l’altro in modo generico, a considerare l’altro come un uomo inferiore”.
Borges nel suo libro “L’elogio dell’ombra” rivede la storia di Abele e Caino; alla domanda di perdono di Caino, il fratello dice: “Tu mi hai ucciso, o io ho ucciso te? Non ricordo più; stiamo qui insieme come prima”. E Caino replica: “Ora so che mi hai perdonato davvero perché dimenticare è perdonare. Anch’io cercherò di scordare”.
Gesù ammonisce e suggerisce: nella logica dell’esercitare il possesso e il potere sull’altro, non si va da nessuna parte, anzi si va verso la terra di Nod lontano da Eden, lontano dalla vita, si va solo a morire nella violenza reciproca.
Gesù che va verso la croce è il nuovo Abele. Con Lui tutto il popolo della striscia di Gaza sotto tiro del cecchino mentre cerca di raggiungere il pane. Vi sia anche ora un centurione che sotto la croce dica: “anche loro sono figli di Dio”. Allora il legno insanguinato diventa albero fiorito, per tutti coloro che vorranno inginocchiarsi sotto i suoi rami.

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Omelia del 06.07.2025 – quarta Domenica dopo Pentecoste

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Se la storia del frutto proibito e del peccato, letta domenica scorsa, aveva il sapore degli antichi miti ancestrali, la pagina di Genesi di oggi sembra calarci nel genere “cronaca nera”. È il genere che occupa anche adesso, ai nostri giorni, un numero impressionante di pagine di articoli, di filmati, di tavole rotonde, insomma di tutti i tipi di comunicazione mediatica. Così da una parte siamo condotti a detestare la curiosità del macabro e il gusto del thriller, mentre dall’altra si è costretti ad ammettere la diffusione pervasiva della violenza omicida.
Già dall’interrogativo rivolto al disubbidiente Adamo e relativa risposta, ci si rende conto dello stretto legame fra disobbedienza/peccato e rottura della relazione fra le persone: Adamo, colto in fallo, dice che è stata la donna e questa a sua volta accusa il serpente.
La caduta del rispetto per l’altro è sempre accovacciata sulla soglia di casa, fino a sfociare nel delitto. Ma il racconto biblico, ad una lettura affrettata, sembra far ricadere l’origine del fratricidio su una sorta di divina ingiustizia: Dio gradisce il dono di Abele e non quello di Caino e quest’ultimo si sente colpito ingiustamente e reagisce nel modo che sappiamo.
Non banalizziamo: in pratica, il sentimento che sopravviene in Caino è una sorta di invidia e di gelosia per il successo dell’attività e della vita del fratello rappresentata nella forma del gradimento divino!
Ciò che spinge l’autore biblico a questo racconto è la visione di un mondo in cui la negazione della fraternità originaria fra gli uomini è cancellata da conflitti mortali, individuali e di gruppo.
La voce di tanti profeti e di tanti attori di santità cerca di riportare le scelte umane alla comunione fra i diversi; più di ogni altra voce, quella di Gesù apre e conclude il discorso in modo perentorio. L’apprendimento della legge antica (“avete inteso che fu detto”) non è bastato a far sì che quell’indicazione minimalista, il non uccidere, scongiurasse infrazioni e condanne conseguenti. La correzione di rotta che Gesù propone nel suo lungo insegnamento va nella direzione dell’amore misericordioso; esso non è ignoranza delle violenze patite, ma è affidamento dell’altro alla bontà divina con un atto di amore benevolo.
“Amore è un divino architetto sceso nel mondo -secondo Platone- affinché tutto nell’universo viva in connessione». La sconnessione è annientamento. L’odio è un sentimento che conduce all’annientamento dei valori. Discorso complicato da fare ai nostri tempi dove la connessione è un fatto tecnico e non una interiore ricerca di condivisione.
Vorrei citare un grande scrittore ebreo Abraham Heschel, filosofo e docente di ebraismo in occidente dopo la persecuzione nazista. Mi domando a quale orrenda mentalità faccia riferimento il governo di un popolo che ha nella sua storia l’esperienza dell’odio razziale ed insieme la dottrina della non vendicatività. Ecco una frase incisivamente scolpita: “Il contrario dell’umanità è la brutalità, l’incapacità di riconoscere l’umanità del prossimo, l’incapacità di esser sensibili ai suoi bisogni, alla sua situazione. La brutalità dipende spesso da una mancanza di immaginazione e dalla tendenza a trattare l’altro in modo generico, a considerare l’altro come un uomo inferiore”.
Borges nel suo libro “L’elogio dell’ombra” rivede la storia di Abele e Caino; alla domanda di perdono di Caino, il fratello dice: “Tu mi hai ucciso, o io ho ucciso te? Non ricordo più; stiamo qui insieme come prima”. E Caino replica: “Ora so che mi hai perdonato davvero perché dimenticare è perdonare. Anch’io cercherò di scordare”.
Gesù ammonisce e suggerisce: nella logica dell’esercitare il possesso e il potere sull’altro, non si va da nessuna parte, anzi si va verso la terra di Nod lontano da Eden, lontano dalla vita, si va solo a morire nella violenza reciproca.
Gesù che va verso la croce è il nuovo Abele. Con Lui tutto il popolo della striscia di Gaza sotto tiro del cecchino mentre cerca di raggiungere il pane. Vi sia anche ora un centurione che sotto la croce dica: “anche loro sono figli di Dio”. Allora il legno insanguinato diventa albero fiorito, per tutti coloro che vorranno inginocchiarsi sotto i suoi rami.

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