
Don Enrico Magnani
12 Aprile, 2024

Don Enrico Magnani
12 Aprile, 2024
DESK E MEDIE
Tommaso è, davvero, un uomo scomodo, ed anche Filippo non è da meno…
Nell’Evangelo di oggi, che ci riporta all’ultima cena di Gesù coi discepoli,
– quasi a richiederci un approfondimento di quanto abbiamo celebrato –
Gesù sta manifestando le sue volontà ultime, come un testamento:
parole che annunciano il suo esodo da questo mondo al Padre
e la volontà di lasciare, ai suoi, un comandamento nuovo…
Si inseriscono, in questo contesto di tristezza struggente,
due aneliti di ricerca, quello di Tommaso, e poi quello di Filippo…
Tommaso, dal tempo del cammino, aveva già deciso, coraggiosamente,
di andare a Gerusalemme a morire con Gesù, per diventarne un vero testimone,
ma, ancora, non comprende quale sia la via per giungere a morire con il Maestro,
forse sapendo le sue deboli forze, e la sua fragile volontà…
Gesù indica se stesso come la via, che conduce a gesti grandi e definitivi,
e, se necessario, al dono della propria vita,
ma, nello stesso tempo, una via da percorrere nella quotidianità,
nei gesti di ogni giorno: amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi…
Con Tommaso impariamo che non siamo noi a decidere la misura dell’amore:
Gesù ora, con il sacrificio della Croce,
che ha anticipato nel pane e vino della Cena, e nel lavare i piedi ai discepoli,
stabilirà la piena misura: come io amato voi, voi amate il prossimo…
Percorrere la via per conoscere Gesù, vuol dire entrare nella sua comunione
attraverso l’amore vissuto, l’amore del comandamento nuovo:
come Gesù ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri…
Filippo, a sua volta, vuol vedere il Padre, quasi ricordando la richiesta di Mosè,
quando voleva vedere il volto di Dio: Mostrami la tua Gloria!…
Dio rispose a Mosè che avrebbe mostrato lo splendore e proclamato il suo nome,
ma: Tu non potrai vedere il mio volto…
Le inattese parole di Gesù, sono novità sbalorditiva: Chi vede me vede il Padre!
Gesù, il Signore, incarnato e poi risorto, è icona, immagine, del Dio invisibile…
Il Padre non si mostrerà finché non saremo simili a lui,
quando lo vedremo come egli è,
ma, in Gesù, e nel suo amore, si è già fatto vedere dagli umani…
Dio lo si incontra in Gesù uomo: nella sua umanità si può vedere Dio,
guardando l’agire di Gesù e ascoltando le sue parole si può incontrare Dio…
Con Tommaso e Filippo, anche noi, ed anche la nostra Chiesa,
impariamo a vedere davvero Gesù, e a compiere le sue opere d’amore
soprattutto nella piccolezza del nostro amore…
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Tommaso è, davvero, un uomo scomodo, ed anche Filippo non è da meno…
Nell’Evangelo di oggi, che ci riporta all’ultima cena di Gesù coi discepoli,
– quasi a richiederci un approfondimento di quanto abbiamo celebrato –
Gesù sta manifestando le sue volontà ultime, come un testamento:
parole che annunciano il suo esodo da questo mondo al Padre
e la volontà di lasciare, ai suoi, un comandamento nuovo…
Si inseriscono, in questo contesto di tristezza struggente,
due aneliti di ricerca, quello di Tommaso, e poi quello di Filippo…
Tommaso, dal tempo del cammino, aveva già deciso, coraggiosamente,
di andare a Gerusalemme a morire con Gesù, per diventarne un vero testimone,
ma, ancora, non comprende quale sia la via per giungere a morire con il Maestro,
forse sapendo le sue deboli forze, e la sua fragile volontà…
Gesù indica se stesso come la via, che conduce a gesti grandi e definitivi,
e, se necessario, al dono della propria vita,
ma, nello stesso tempo, una via da percorrere nella quotidianità,
nei gesti di ogni giorno: amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi…
Con Tommaso impariamo che non siamo noi a decidere la misura dell’amore:
Gesù ora, con il sacrificio della Croce,
che ha anticipato nel pane e vino della Cena, e nel lavare i piedi ai discepoli,
stabilirà la piena misura: come io amato voi, voi amate il prossimo…
Percorrere la via per conoscere Gesù, vuol dire entrare nella sua comunione
attraverso l’amore vissuto, l’amore del comandamento nuovo:
come Gesù ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri…
Filippo, a sua volta, vuol vedere il Padre, quasi ricordando la richiesta di Mosè,
quando voleva vedere il volto di Dio: Mostrami la tua Gloria!…
Dio rispose a Mosè che avrebbe mostrato lo splendore e proclamato il suo nome,
ma: Tu non potrai vedere il mio volto…
Le inattese parole di Gesù, sono novità sbalorditiva: Chi vede me vede il Padre!
Gesù, il Signore, incarnato e poi risorto, è icona, immagine, del Dio invisibile…
Il Padre non si mostrerà finché non saremo simili a lui,
quando lo vedremo come egli è,
ma, in Gesù, e nel suo amore, si è già fatto vedere dagli umani…
Dio lo si incontra in Gesù uomo: nella sua umanità si può vedere Dio,
guardando l’agire di Gesù e ascoltando le sue parole si può incontrare Dio…
Con Tommaso e Filippo, anche noi, ed anche la nostra Chiesa,
impariamo a vedere davvero Gesù, e a compiere le sue opere d’amore
soprattutto nella piccolezza del nostro amore…
Forse ognuno di noi sperimenta, accanto alla consapevolezza dell’elezione divina, anche dei momenti di non-elezione, diingiusto trattamento rispetto a protezioni e grazie divine, date all’altro che ci vive accanto!
Leggere, oggi, questo racconto, nella festa della Trinità, ci provoca a cogliere che la comunione misteriosa delle tre Persone, non è estranea al nostro quotidiano spalancare l’ombra della tenda a quanti camminano…
La gloria della Croce avvolge tutto l’universo, e tutta la storia: inizia dal rivelare il paradiso dell’essere con Gesù, al ladro crocifisso e colpevole, e diventa perdono per quanti crocifiggevano Gesù…






