Don Enrico Magnani

Don Enrico Magnani

25 Maggio, 2024

Don Enrico Magnani

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25 Maggio, 2024

DESK E MEDIE

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La parola che oggi ci viene donata nel libro dell’Esodo
ci ricorda l’intenso rapporto tra Dio e Mosé:
Mosè aveva appena chiesto al Signore di essere un autentico compagno di viaggio,
per lui, e per quel popolo che, appena uscito dalla schiavitù d’Egitto,
era sbandato e incerto in mezzo alle tante incognite e alle troppe strade
che si aprivano nel cammino che li aspettava…

Mosè era certo della fedeltà di Dio, che aveva promesso di camminare con loro,
e che gli aveva detto: io ti ho conosciuto per nome…
Dio aveva mostrato a Mosè un affetto infinito,
celato nel verbo conoscere, verbo di intimità vera, anche fisica…
È per questa intimità, proclamata da Dio, che Mosè osa un’ultima pretesa,
quella di vedere la gloria di Dio: una specie di epifania,
il popolo sarà, finalmente, fedele se potrà vedere, contemplare con gli occhi,
la Parola, finora soltanto e ascoltata…
Dio risponde alla comprensibile, ma incauta, richiesta di Mosè con tre sentenze…
E dice: Dio lo si vede attraverso le sue meraviglie, il suo splendore,
la sua Parola, il nome, e, infine, attraverso la sua misericordia per gli umani…
E dice, ancora: è impossibile sopravvivere alla visione di Dio…
E, di nuovo: Dio non lo si può vedere davanti, ma di dietro, le mie spalle,
non si vede Lui, ma il mistero della sua presenza e del suo passaggio…
Una presenza e un passaggio che rimangono nella memoria della sua misericordia,
una misericordia che resta per sempre, come la visione delle spalle di Dio…
Il popolo dovrà imparare, nel passare del tempo, dei secoli,
a contemplare le spalle di Dio nel far memoria della misericordia di Dio…

Sappiamo che anche gli apostoli, che pur potevano contemplare il volto di Gesù,
desideravano una visione, una epifania, della gloria di Dio:
e, nell’ultima cena, Filippo domandò che fosse loro concesso di vedere il Padre,
ma Gesù rispose che: chi vede me, vede il Padre…
Nell’Evangelo di oggi, Gesù ricorda che ci sono persone
che hanno visto le sue opere, e, nonostante questo, hanno odiato, e senza ragione.
Odio verso Gesù, che continuerà nell’odio verso i discepoli,
perché non basta averlo visto e udito – questo lo fanno anche i nemici –
è necessario testimoniare la Parola, vivendola nell’amore e rendendola viva…
Il nostro testimoniare il vangelo non farà, certamente, vedere il volto di Dio,
ma potrebbe far cogliere la presenza delle spalle del Dio che ci ama, sempre…
La carità verso tutti, la misericordia vissuta, l’amore incarnato,
saranno tratto distintivo della vita dei discepoli, sotto la guida dello Spirito,
per rendere via la Parola che è passata davanti a tutti, di cui restano le spalle…

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La parola che oggi ci viene donata nel libro dell’Esodo
ci ricorda l’intenso rapporto tra Dio e Mosé:
Mosè aveva appena chiesto al Signore di essere un autentico compagno di viaggio,
per lui, e per quel popolo che, appena uscito dalla schiavitù d’Egitto,
era sbandato e incerto in mezzo alle tante incognite e alle troppe strade
che si aprivano nel cammino che li aspettava…

Mosè era certo della fedeltà di Dio, che aveva promesso di camminare con loro,
e che gli aveva detto: io ti ho conosciuto per nome…
Dio aveva mostrato a Mosè un affetto infinito,
celato nel verbo conoscere, verbo di intimità vera, anche fisica…
È per questa intimità, proclamata da Dio, che Mosè osa un’ultima pretesa,
quella di vedere la gloria di Dio: una specie di epifania,
il popolo sarà, finalmente, fedele se potrà vedere, contemplare con gli occhi,
la Parola, finora soltanto e ascoltata…
Dio risponde alla comprensibile, ma incauta, richiesta di Mosè con tre sentenze…
E dice: Dio lo si vede attraverso le sue meraviglie, il suo splendore,
la sua Parola, il nome, e, infine, attraverso la sua misericordia per gli umani…
E dice, ancora: è impossibile sopravvivere alla visione di Dio…
E, di nuovo: Dio non lo si può vedere davanti, ma di dietro, le mie spalle,
non si vede Lui, ma il mistero della sua presenza e del suo passaggio…
Una presenza e un passaggio che rimangono nella memoria della sua misericordia,
una misericordia che resta per sempre, come la visione delle spalle di Dio…
Il popolo dovrà imparare, nel passare del tempo, dei secoli,
a contemplare le spalle di Dio nel far memoria della misericordia di Dio…

Sappiamo che anche gli apostoli, che pur potevano contemplare il volto di Gesù,
desideravano una visione, una epifania, della gloria di Dio:
e, nell’ultima cena, Filippo domandò che fosse loro concesso di vedere il Padre,
ma Gesù rispose che: chi vede me, vede il Padre…
Nell’Evangelo di oggi, Gesù ricorda che ci sono persone
che hanno visto le sue opere, e, nonostante questo, hanno odiato, e senza ragione.
Odio verso Gesù, che continuerà nell’odio verso i discepoli,
perché non basta averlo visto e udito – questo lo fanno anche i nemici –
è necessario testimoniare la Parola, vivendola nell’amore e rendendola viva…
Il nostro testimoniare il vangelo non farà, certamente, vedere il volto di Dio,
ma potrebbe far cogliere la presenza delle spalle del Dio che ci ama, sempre…
La carità verso tutti, la misericordia vissuta, l’amore incarnato,
saranno tratto distintivo della vita dei discepoli, sotto la guida dello Spirito,
per rendere via la Parola che è passata davanti a tutti, di cui restano le spalle…

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