DESK E MEDIE
Omelia del 05.04.2026 – Domenica di Pasqua
Abbiamo sempre questa domanda ogni qualvolta il divino incrocia l’umano. È stata fatta da Maria quando Gabriele le annunciò la maternità. Chissà quante altre volte è capitato a tanti che hanno visto l’operato di Gesù durante quei tre anni di missione: ad esempio davanti ad un cieco che torna a vedere o a un lebbroso guarito o addirittura davanti ad un morto che ritrova vita.
Ora che è Pasqua, tocca a noi; la sorpresa per quella tomba vuota che sconvolse Maria di Magdala coglie anche noi. Il nome “Maria” viene pronunciato da quello che lei aveva scambiato per il custode del giardino e tutto viene svelato. Dunque la promessa di ritorno alla luce dopo il terzo giorno non era fumo negli occhi per gente spaventata dalla croce sicura.
Ma noi, che siamo accorsi a quel sepolcro millenni dopo, sentiamo tutto il bruciare di quella domanda “come è possibile?”.
La risposta che si fa strada è nella storia: dopo che la voce della donna, la prima apostola del risorto, ha sparso la notizia, fiorisce una stagione nuova; non sarebbe successo se la notizia fosse stata menzognera.
Eppure forse nemmeno i dodici si aspettavano una notizia così; la promessa di risurrezione era stata cancellata dalla memoria perché considerata inattendibile.
Senza contare che, di fronte all’evidenza dell’azione divina, gli stessi sommi sacerdoti del tempio non mostrano alcun segno di meraviglia e tantomeno di pentimento. L’unica loro preoccupazione è occultare la verità del fatto. La gente deve credere quel che loro stabiliscono e non importa che sia vero o no.
Il fatto è che quando si intrecciano gli interessi religiosi con quelli nazionalistici e quando l’ideologia religiosa si mette a sostegno del potere, anche se si hanno orecchie per udire non si ode, e se si hanno occhi per vedere non si vede. Ogni riferimento a quanto sta avvenendo ai nostri giorni in diverse parti del mondo non è assolutamente casuale.
La dolorosa e complessa vicenda internazionale comprime nei nostri cuori la gioia della Pasqua e sembra voler azzerare la speranza di un’umanità rigenerata. È come se ci trovassimo nella condizione di quelle tre donne del vangelo che devono andare al sepolcro e preoccupatissime pensano a chi potrà rotolar via la pesantissima pietra posta all’ingresso del sepolcro. La luce del nuovo giorno ha però illuminato le donne, e quando cominciano ad alzare lo sguardo, cioè a non guardare più se stesse, ma a ampliare il loro orizzonte, si accorgono che il motivo della loro preoccupazione era inesistente: la pietra non chiudeva più il sepolcro.
Ecco: proviamo anche noi ad alzare lo sguardo oltre le nostre paure e a credere che malgrado tutti gli sforzi di tante potenze distruttive le pietre dei sepolcri saranno rimosse!
Ricominciare, cioè riprendere da dove siamo venuti, sembra essere la prospettiva per ciascuno di noi: proprio quello che alle donne presso il sepolcro viene detto: «E andate presto a dire ai suoi discepoli: ‘Egli è risuscitato dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete’. Ecco, ve l’ho detto». In Galilea, dove tutto è cominciato; di là si deve ricominciare, non dalla Gerusalemme del rifiuto. Così per noi: siamo chiamati a riprendere con la freschezza dei neofiti, cioè di coloro che hanno incontrato il dono di Dio e ne hanno preso a cuore la strada.
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Omelia del 05.04.2026 – Domenica di Pasqua
Abbiamo sempre questa domanda ogni qualvolta il divino incrocia l’umano. È stata fatta da Maria quando Gabriele le annunciò la maternità. Chissà quante altre volte è capitato a tanti che hanno visto l’operato di Gesù durante quei tre anni di missione: ad esempio davanti ad un cieco che torna a vedere o a un lebbroso guarito o addirittura davanti ad un morto che ritrova vita.
Ora che è Pasqua, tocca a noi; la sorpresa per quella tomba vuota che sconvolse Maria di Magdala coglie anche noi. Il nome “Maria” viene pronunciato da quello che lei aveva scambiato per il custode del giardino e tutto viene svelato. Dunque la promessa di ritorno alla luce dopo il terzo giorno non era fumo negli occhi per gente spaventata dalla croce sicura.
Ma noi, che siamo accorsi a quel sepolcro millenni dopo, sentiamo tutto il bruciare di quella domanda “come è possibile?”.
La risposta che si fa strada è nella storia: dopo che la voce della donna, la prima apostola del risorto, ha sparso la notizia, fiorisce una stagione nuova; non sarebbe successo se la notizia fosse stata menzognera.
Eppure forse nemmeno i dodici si aspettavano una notizia così; la promessa di risurrezione era stata cancellata dalla memoria perché considerata inattendibile.
Senza contare che, di fronte all’evidenza dell’azione divina, gli stessi sommi sacerdoti del tempio non mostrano alcun segno di meraviglia e tantomeno di pentimento. L’unica loro preoccupazione è occultare la verità del fatto. La gente deve credere quel che loro stabiliscono e non importa che sia vero o no.
Il fatto è che quando si intrecciano gli interessi religiosi con quelli nazionalistici e quando l’ideologia religiosa si mette a sostegno del potere, anche se si hanno orecchie per udire non si ode, e se si hanno occhi per vedere non si vede. Ogni riferimento a quanto sta avvenendo ai nostri giorni in diverse parti del mondo non è assolutamente casuale.
La dolorosa e complessa vicenda internazionale comprime nei nostri cuori la gioia della Pasqua e sembra voler azzerare la speranza di un’umanità rigenerata. È come se ci trovassimo nella condizione di quelle tre donne del vangelo che devono andare al sepolcro e preoccupatissime pensano a chi potrà rotolar via la pesantissima pietra posta all’ingresso del sepolcro. La luce del nuovo giorno ha però illuminato le donne, e quando cominciano ad alzare lo sguardo, cioè a non guardare più se stesse, ma a ampliare il loro orizzonte, si accorgono che il motivo della loro preoccupazione era inesistente: la pietra non chiudeva più il sepolcro.
Ecco: proviamo anche noi ad alzare lo sguardo oltre le nostre paure e a credere che malgrado tutti gli sforzi di tante potenze distruttive le pietre dei sepolcri saranno rimosse!
Ricominciare, cioè riprendere da dove siamo venuti, sembra essere la prospettiva per ciascuno di noi: proprio quello che alle donne presso il sepolcro viene detto: «E andate presto a dire ai suoi discepoli: ‘Egli è risuscitato dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete’. Ecco, ve l’ho detto». In Galilea, dove tutto è cominciato; di là si deve ricominciare, non dalla Gerusalemme del rifiuto. Così per noi: siamo chiamati a riprendere con la freschezza dei neofiti, cioè di coloro che hanno incontrato il dono di Dio e ne hanno preso a cuore la strada.







