
Don Enrico Magnani
15 Marzo, 2026

Don Enrico Magnani
15 Marzo, 2026
DESK E MEDIE
Erano rimasti dentro il Tempio, con le loro pietre in mano,
e non si erano accorti che Gesù si era nascosto ed era uscito dal tempio…
Non capivano di essere rimasti in un Tempio vuoto: Dio ne era uscito,
e in quel Tempio vuoto si erano radicati con le loro speculazioni teologiche,
e con l’indifferenza verso la persona umana, immagine luminosa di Dio…
Gesù, appena scampato alla lapidazione, non è preoccupa per la sua vita,
se, come aveva detto: mio cibo è fare la volontà del Padre,
ora questa volontà d’amore lo aiuta a passare e vedere:
Passando, Gesù vide un uomo cieco! Tanti erano passati e non l’avevano visto!
Questo verbo – passare – ci riporta ad altri passi evangelici:
un sacerdote e un levita che, davanti all’uomo mezzo morto, passano oltre…
Solo il Samaritano, un nemico, vide e ne ebbe compassione…
Tutti passano accanto al cieco nato, ma solo Gesù, passando, vide…
Gli altri, ed è triste che siano i discepoli, non vedono un uomo, ma la sua cecità
e la vedono come un problema teologico, un peccato suo o dei genitori,
con una domanda, religiosa, che vuole evitare l’incontro con la realtà sofferente
e non spalanca il cuore e la mente alla compassione…
Infatti, i discepoli non rivolgono neppure una parola a quell’uomo,
e non sembrano nemmeno disposti a dargli un’elemosina,
in realtà non vogliono entrare in relazione con questa persona…
Gesù che, non dimentichiamolo, farà della sua sofferenza
il luogo della nostra salvezza, vede quella sofferenza, si pone accanto all’uomo…
Di fronte alla disgrazia che intacca il corpo, Gesù non dà risposte teoriche,
ma assume la realtà sofferente come il luogo in cui può narrare lo sguardo di Dio
e compiere l’azione di Dio, vincendo prima di tutto, il male dell’indifferenza…
Il cieco non chiede, non supplica, non dice parola davanti al borbottio curioso,
è Gesù che prende l’iniziativa e compie, di nuovo, il gesto creatore del Padre…
È evidente il richiamo al gesto della creazione dell’essere umano,
nei gesti compiuti da Gesù: così la creazione, ferita dalla malattia,
può tornare a risplendere della prima luce, luce di fonte che lava l’oscurità,
luce di battesimo, luce di compassione e di novità evangelica…
Ma è sabato quel giorno: e appena Gesù apre gli occhi all’uomo nato cieco,
subito si accende un processo contro di lui, accusato di trasgredirlo…
Quanti ciechi, non nel volto, ma nel cuore che non sa vivere l’amore fraterno,
giustificano uccisioni e stragi, e benedicono in nome di Dio…
Ma il Vangelo ammonisce: voi pretendete di vedere e vi ritenete nel giusto,
ma non volete imparare a vedere, in voi stessi, la verità dell’azione di Dio,
e non sapete incontrare gli altri, liberando, nell’amore, la vita che è dono di Dio!
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Erano rimasti dentro il Tempio, con le loro pietre in mano,
e non si erano accorti che Gesù si era nascosto ed era uscito dal tempio…
Non capivano di essere rimasti in un Tempio vuoto: Dio ne era uscito,
e in quel Tempio vuoto si erano radicati con le loro speculazioni teologiche,
e con l’indifferenza verso la persona umana, immagine luminosa di Dio…
Gesù, appena scampato alla lapidazione, non è preoccupa per la sua vita,
se, come aveva detto: mio cibo è fare la volontà del Padre,
ora questa volontà d’amore lo aiuta a passare e vedere:
Passando, Gesù vide un uomo cieco! Tanti erano passati e non l’avevano visto!
Questo verbo – passare – ci riporta ad altri passi evangelici:
un sacerdote e un levita che, davanti all’uomo mezzo morto, passano oltre…
Solo il Samaritano, un nemico, vide e ne ebbe compassione…
Tutti passano accanto al cieco nato, ma solo Gesù, passando, vide…
Gli altri, ed è triste che siano i discepoli, non vedono un uomo, ma la sua cecità
e la vedono come un problema teologico, un peccato suo o dei genitori,
con una domanda, religiosa, che vuole evitare l’incontro con la realtà sofferente
e non spalanca il cuore e la mente alla compassione…
Infatti, i discepoli non rivolgono neppure una parola a quell’uomo,
e non sembrano nemmeno disposti a dargli un’elemosina,
in realtà non vogliono entrare in relazione con questa persona…
Gesù che, non dimentichiamolo, farà della sua sofferenza
il luogo della nostra salvezza, vede quella sofferenza, si pone accanto all’uomo…
Di fronte alla disgrazia che intacca il corpo, Gesù non dà risposte teoriche,
ma assume la realtà sofferente come il luogo in cui può narrare lo sguardo di Dio
e compiere l’azione di Dio, vincendo prima di tutto, il male dell’indifferenza…
Il cieco non chiede, non supplica, non dice parola davanti al borbottio curioso,
è Gesù che prende l’iniziativa e compie, di nuovo, il gesto creatore del Padre…
È evidente il richiamo al gesto della creazione dell’essere umano,
nei gesti compiuti da Gesù: così la creazione, ferita dalla malattia,
può tornare a risplendere della prima luce, luce di fonte che lava l’oscurità,
luce di battesimo, luce di compassione e di novità evangelica…
Ma è sabato quel giorno: e appena Gesù apre gli occhi all’uomo nato cieco,
subito si accende un processo contro di lui, accusato di trasgredirlo…
Quanti ciechi, non nel volto, ma nel cuore che non sa vivere l’amore fraterno,
giustificano uccisioni e stragi, e benedicono in nome di Dio…
Ma il Vangelo ammonisce: voi pretendete di vedere e vi ritenete nel giusto,
ma non volete imparare a vedere, in voi stessi, la verità dell’azione di Dio,
e non sapete incontrare gli altri, liberando, nell’amore, la vita che è dono di Dio!
Forse ognuno di noi sperimenta, accanto alla consapevolezza dell’elezione divina, anche dei momenti di non-elezione, diingiusto trattamento rispetto a protezioni e grazie divine, date all’altro che ci vive accanto!
Leggere, oggi, questo racconto, nella festa della Trinità, ci provoca a cogliere che la comunione misteriosa delle tre Persone, non è estranea al nostro quotidiano spalancare l’ombra della tenda a quanti camminano…
La gloria della Croce avvolge tutto l’universo, e tutta la storia: inizia dal rivelare il paradiso dell’essere con Gesù, al ladro crocifisso e colpevole, e diventa perdono per quanti crocifiggevano Gesù…






