
Don Enrico Magnani
26 Settembre, 2026

Don Enrico Magnani
26 Settembre, 2026
DESK E MEDIE
Una domanda comprensibile nel contesto dell’epoca,
ma, evidentemente, fuori luogo nella nuova logica dell’Evangelo:
si chiede quale sia il comandamento più grande,
come se nel rapporto con Dio ci fosse bisogno di definizioni
di grandezza o di piccolezza…
Già alcuni Farisei, in realtà, dicevano che tutte le leggi, sono uguali,
perché tutte vengono da Dio!
Ma Gesù va oltre: riprende quella frase che ogni buon ebreo, ancora oggi,
ripete almeno tre volte al giorno, mattino mezzogiorno e sera:
amerai il signore tuo Dio, amerai il tuo prossimo…
Questo perché l’amore deve scandire l’inizio, la fine, lo scorrere del giorno
e, quindi, lo scorrere intero del tempo umano…
Per Gesù, questa è la via per arrivare al cuore di Dio,
anche se la tentazione del cuore umano è la divisione, così facile.
una cosa è l’amore verso Dio, altra cosa è l’amore verso il prossimo…
Così, Gesù ci riconduce all’essenziale mettendoci in guardia, anche oggi,
dalla tentazione di dire parole che, facilmente, diventano pallide ed evanescenti…
E riprende parole antiche, parole del Primo Testamento,
che già guidavano alla concretezza: forestiero, vedova, orfano, indigente…
Potremmo già sostare qui, e pregare per la pochezza del mondo in cui viviamo,
in cui accettiamo, spesso passivamente, di vivere senza alzare la voce…
Un mondo che distingue: tu sei forestiero e noi siamo cittadini veri…
Un mondo che chiama straniero, l’essere umano, solo perché è diverso,
solo perché è differente nel parlare, nel vestire, nel pregare…
Un mondo che, ormai, sembra accettare la guerra, che produce orfani e vedove,
lasciando i potenti a parlare di armi e trattati, di diplomazia e annientamento,
di sanzioni e di distruzione…
Un mondo fermo al presente al quale, ormai, sembriamo abituati;
un mondo che ci trova deboli e ci conduce all’inerzia del pensiero e del cuore…
Ma i verbi che Gesù propone non sono verbi evanescenti, di abitudini ferme,
sono verbi che guardano avanti, al futuro: amerai Dio, amerai il prossimo…
Il futuro che vede Gesù e che, evangelicamente, propone, è il nostro domani,
è un futuro che chiede di non abituarsi al male e alla violenza,
un futuro che indica, in ogni istante, un cammino di novità,
partendo dal nostro cuore per arrivare al cuore del mondo…
Invitati ad amare, oggi e domani, tutti, davvero tutti, senza differenze,
anzi senza creare differenze, perché ogni differenza che noi creiamo e accettiamo
è già una ferita al futuro dell’amore…
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Una domanda comprensibile nel contesto dell’epoca,
ma, evidentemente, fuori luogo nella nuova logica dell’Evangelo:
si chiede quale sia il comandamento più grande,
come se nel rapporto con Dio ci fosse bisogno di definizioni
di grandezza o di piccolezza…
Già alcuni Farisei, in realtà, dicevano che tutte le leggi, sono uguali,
perché tutte vengono da Dio!
Ma Gesù va oltre: riprende quella frase che ogni buon ebreo, ancora oggi,
ripete almeno tre volte al giorno, mattino mezzogiorno e sera:
amerai il signore tuo Dio, amerai il tuo prossimo…
Questo perché l’amore deve scandire l’inizio, la fine, lo scorrere del giorno
e, quindi, lo scorrere intero del tempo umano…
Per Gesù, questa è la via per arrivare al cuore di Dio,
anche se la tentazione del cuore umano è la divisione, così facile.
una cosa è l’amore verso Dio, altra cosa è l’amore verso il prossimo…
Così, Gesù ci riconduce all’essenziale mettendoci in guardia, anche oggi,
dalla tentazione di dire parole che, facilmente, diventano pallide ed evanescenti…
E riprende parole antiche, parole del Primo Testamento,
che già guidavano alla concretezza: forestiero, vedova, orfano, indigente…
Potremmo già sostare qui, e pregare per la pochezza del mondo in cui viviamo,
in cui accettiamo, spesso passivamente, di vivere senza alzare la voce…
Un mondo che distingue: tu sei forestiero e noi siamo cittadini veri…
Un mondo che chiama straniero, l’essere umano, solo perché è diverso,
solo perché è differente nel parlare, nel vestire, nel pregare…
Un mondo che, ormai, sembra accettare la guerra, che produce orfani e vedove,
lasciando i potenti a parlare di armi e trattati, di diplomazia e annientamento,
di sanzioni e di distruzione…
Un mondo fermo al presente al quale, ormai, sembriamo abituati;
un mondo che ci trova deboli e ci conduce all’inerzia del pensiero e del cuore…
Ma i verbi che Gesù propone non sono verbi evanescenti, di abitudini ferme,
sono verbi che guardano avanti, al futuro: amerai Dio, amerai il prossimo…
Il futuro che vede Gesù e che, evangelicamente, propone, è il nostro domani,
è un futuro che chiede di non abituarsi al male e alla violenza,
un futuro che indica, in ogni istante, un cammino di novità,
partendo dal nostro cuore per arrivare al cuore del mondo…
Invitati ad amare, oggi e domani, tutti, davvero tutti, senza differenze,
anzi senza creare differenze, perché ogni differenza che noi creiamo e accettiamo
è già una ferita al futuro dell’amore…
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La gloria della Croce avvolge tutto l’universo, e tutta la storia: inizia dal rivelare il paradiso dell’essere con Gesù, al ladro crocifisso e colpevole, e diventa perdono per quanti crocifiggevano Gesù…






