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(Omelia del 10.03.2024 – quarta Domenica di Quaresima)

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Il profeta Isaia l’aveva detto: “Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno le orecchie dei sordi.” Il vangelo di oggi ci mostra la profezia compiuta; nei primi tre vangeli troviamo quattro racconti di guarigione dalla cecità. Uno solo invece in Giovanni, esso occupa l’intero capitolo nove. Gesù se ne era andato via di corsa dall’area del tempio; ricordiamo che stavano per prenderlo a sassate dopo che aveva affermato la sua divinità con quell’affermazione: “In verità vi dico: prima che Abramo fosse Io sono”.
Il miracolo del cieco avviene presso l’acqua di Siloe; era sabato e le azioni che si potevano compiere erano legalmente codificate e limitate. Figuriamoci chinarsi verso un cieco fare del fango e metterlo sui suoi occhi per guarirlo: si sviluppa quindi una raffica di accuse contro il trasgressore del sabato, come abbiamo ascoltato; la situazione si aggrava con la frase forte detta da Gesù alla fine della discussione, frase inaccettabile dalle persone dal pensiero sclerotizzato: “Per fare un giudizio io sono venuto in questo mondo, affinché quelli che non vedono acquistino la vista e affinché quelli che ci vedono, diventino ciechi”. Da non intendersi come rivendicazione di Gesù di un diritto di punizione contro gli avversari; descrive la realtà: chi non riconosce la verità di ciò che fa e dice si autoesclude dalla luce.
Il tema della vista ritrovata, cioè la rivelazione del Verbo di Dio, lo ritroviamo connesso al rito battesimale. Nelle catacombe romane sono ben sette gli affreschi che hanno rappresentato questo miracolo ed infatti il Battesimo, secondo gli antichi scritti cristiani, era appunto detto “illuminazione”; san Paolo diceva agli Efesini “Un tempo eravate tenebra ora siete luce nel Signore”.
Mi sorge un quesito: e se fossimo stati presenti anche noi, da quale parte ci saremmo schierati? Con i negazionisti o con i testimoni obbiettivi?
La risposta non è così scontata. Molto spesso accampiamo mille scuse per non voler vedere; stando nel mondo di tenebra, ci si abitua presto all’assenza della luce. È quasi un processo quello che si celebra ai bordi della piscina di Siloe; la sordità di alcuni di fronte all’evidenza provoca ripetizione di domande, Che credibilità può avere chi porta in sé lo stigma del peccato, come si pensava di chi era un infermo o un malato?
“Di chi è colpa?” apriva la storia del cieco nato. Abbiamo continuamente bisogno di colpevoli; ci serve alimentare sensi di colpa per tenere schiave le persone e anche le anime.
Gesù chiarisce che non serve cercare colpe; bisogna invece riconoscere che nel limite umano si fa spazio la bellezza di Dio.
Chi è davvero il cieco adesso? Chi non ci vede o chi presume di vedere tutto benissimo? Gesù mostra che Dio è colui che ci vede benissimo e che si commuove davanti a chi è impedito a vedere: lo cerca, lo incontra, apre i suoi occhi. E con gli occhi anche il cuore torna a rifornire la vita.
Vedere, visione: parole importanti; son passati circa cento anni da quando la visione cominciò anche ad essere televisione. Significa portare vicino ciò che accade lontano! Similmente abbiamo telescopi e microscopi che conducono a scoperte inimmaginabili. Tuttavia vedo che questo portare mondi lontani in casa nostra contiene un pericolo gravissimo. A lungo andare ci si abitua a tutto anche allo scempio delle guerre e, per il fatto di aver visto, mettiamo a posto la coscienza pensando che sia sufficiente vedere. Invece dovremmo partire da quelle immagini per muoverci e inventare soluzioni.
Ogni comunità cristiana piccola o grande che sia, dovrebbe sentire la necessità di convocarsi in modo continuativo per ridisegnare i progetti e condividere nuove linee di azione.
Siamo in una fase storica molto delicata. La grande crisi innescata prima da un virus e poi dalle guerre, mette in risalto enormi problemi da risolvere; anche sotto l’aspetto dei valori spirituali e morali la situazione è pesante, in particolare nella popolazione giovanile disorientata e trascurata.
Il racconto iniziale di oggi che parla di un Mosè che comunica faccia a faccia con Dio; bellissima l’immagine della tenda del convegno, il luogo dove Dio si mostra, mentre tutto il popolo si prostra fuori dalla propria tenda; questo ci deve spingere ad ascoltare uomini e donne speciali, i santi, che hanno una visione più acuta della nostra. .La preghiera dei salmi ci chiama e ci sprona: Il Signore è mia luce e mia salvezza di chi avrò paura? (Sal 27,1). Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino (Sal 118,105).
Quella del Signore è parola che ha chiuso la vista alla religione della ricchezza e del potere e l’ha spalancata agli occhi imploranti visione.

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(Omelia del 10.03.2024 – quarta Domenica di Quaresima)

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Il profeta Isaia l’aveva detto: “Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno le orecchie dei sordi.” Il vangelo di oggi ci mostra la profezia compiuta; nei primi tre vangeli troviamo quattro racconti di guarigione dalla cecità. Uno solo invece in Giovanni, esso occupa l’intero capitolo nove. Gesù se ne era andato via di corsa dall’area del tempio; ricordiamo che stavano per prenderlo a sassate dopo che aveva affermato la sua divinità con quell’affermazione: “In verità vi dico: prima che Abramo fosse Io sono”.
Il miracolo del cieco avviene presso l’acqua di Siloe; era sabato e le azioni che si potevano compiere erano legalmente codificate e limitate. Figuriamoci chinarsi verso un cieco fare del fango e metterlo sui suoi occhi per guarirlo: si sviluppa quindi una raffica di accuse contro il trasgressore del sabato, come abbiamo ascoltato; la situazione si aggrava con la frase forte detta da Gesù alla fine della discussione, frase inaccettabile dalle persone dal pensiero sclerotizzato: “Per fare un giudizio io sono venuto in questo mondo, affinché quelli che non vedono acquistino la vista e affinché quelli che ci vedono, diventino ciechi”. Da non intendersi come rivendicazione di Gesù di un diritto di punizione contro gli avversari; descrive la realtà: chi non riconosce la verità di ciò che fa e dice si autoesclude dalla luce.
Il tema della vista ritrovata, cioè la rivelazione del Verbo di Dio, lo ritroviamo connesso al rito battesimale. Nelle catacombe romane sono ben sette gli affreschi che hanno rappresentato questo miracolo ed infatti il Battesimo, secondo gli antichi scritti cristiani, era appunto detto “illuminazione”; san Paolo diceva agli Efesini “Un tempo eravate tenebra ora siete luce nel Signore”.
Mi sorge un quesito: e se fossimo stati presenti anche noi, da quale parte ci saremmo schierati? Con i negazionisti o con i testimoni obbiettivi?
La risposta non è così scontata. Molto spesso accampiamo mille scuse per non voler vedere; stando nel mondo di tenebra, ci si abitua presto all’assenza della luce. È quasi un processo quello che si celebra ai bordi della piscina di Siloe; la sordità di alcuni di fronte all’evidenza provoca ripetizione di domande, Che credibilità può avere chi porta in sé lo stigma del peccato, come si pensava di chi era un infermo o un malato?
“Di chi è colpa?” apriva la storia del cieco nato. Abbiamo continuamente bisogno di colpevoli; ci serve alimentare sensi di colpa per tenere schiave le persone e anche le anime.
Gesù chiarisce che non serve cercare colpe; bisogna invece riconoscere che nel limite umano si fa spazio la bellezza di Dio.
Chi è davvero il cieco adesso? Chi non ci vede o chi presume di vedere tutto benissimo? Gesù mostra che Dio è colui che ci vede benissimo e che si commuove davanti a chi è impedito a vedere: lo cerca, lo incontra, apre i suoi occhi. E con gli occhi anche il cuore torna a rifornire la vita.
Vedere, visione: parole importanti; son passati circa cento anni da quando la visione cominciò anche ad essere televisione. Significa portare vicino ciò che accade lontano! Similmente abbiamo telescopi e microscopi che conducono a scoperte inimmaginabili. Tuttavia vedo che questo portare mondi lontani in casa nostra contiene un pericolo gravissimo. A lungo andare ci si abitua a tutto anche allo scempio delle guerre e, per il fatto di aver visto, mettiamo a posto la coscienza pensando che sia sufficiente vedere. Invece dovremmo partire da quelle immagini per muoverci e inventare soluzioni.
Ogni comunità cristiana piccola o grande che sia, dovrebbe sentire la necessità di convocarsi in modo continuativo per ridisegnare i progetti e condividere nuove linee di azione.
Siamo in una fase storica molto delicata. La grande crisi innescata prima da un virus e poi dalle guerre, mette in risalto enormi problemi da risolvere; anche sotto l’aspetto dei valori spirituali e morali la situazione è pesante, in particolare nella popolazione giovanile disorientata e trascurata.
Il racconto iniziale di oggi che parla di un Mosè che comunica faccia a faccia con Dio; bellissima l’immagine della tenda del convegno, il luogo dove Dio si mostra, mentre tutto il popolo si prostra fuori dalla propria tenda; questo ci deve spingere ad ascoltare uomini e donne speciali, i santi, che hanno una visione più acuta della nostra. .La preghiera dei salmi ci chiama e ci sprona: Il Signore è mia luce e mia salvezza di chi avrò paura? (Sal 27,1). Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino (Sal 118,105).
Quella del Signore è parola che ha chiuso la vista alla religione della ricchezza e del potere e l’ha spalancata agli occhi imploranti visione.

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