Questo potrebbe essere l’invito a pensare il nostro Natale; una assoluta sobrietà per mettere in risalto che là dove Gesù è nato la popolazione vive un’immane tragedia.
Le autorità religiose in Palestina hanno annunciato che la comunità cristiana sospenderà i festeggiamenti pubblici come gesto di solidarietà nei confronti di chi soffre ed è in pericolo a causa della guerra in corso. Le funzioni religiose saranno comunque svolte, ma sono state annullate le manifestazioni e le parate che di solito si svolgono a Betlemme durante il periodo natalizio, e non saranno esposti addobbi pubblici. Per le stesse ragioni sono stati sospesi i festeggiamenti del Natale anche a Gerusalemme e in Giordania, il paese che ospita la più alta concentrazione di rifugiati palestinesi al mondo.
La nostra preghiera nei prossimi giorni dovrà essere impegno prioritario; non la corsa all’acquisto di regali e alle spese superflue. Se avessimo qualche disponibilità in più non dimentichiamo la possibilità di aiutare le comunità cristiane di Terra Santa che aiutano tutti i profughi, a qualsiasi etnia o tradizione appartengano.







