In questo anno del giubileo la Chiesa ci invita a valorizzare il Sacramento della riconciliazione, che come appare evidente viene poco praticato. Un tempo infatti il sacramento della confessione era imposto per poter accedere alla Comunione ma poi soprattutto dopo il Concilio, si è passati ad una disaffezione nei confronti della Confessione, magari sostituita da un generico colloquio a tu per tu con il Signore.
L’anno giubilare ci richiama invece a rivalutarne la celebrazione, e lo stesso nostro Arcivescovo Mario nella lettera pastorale di quest’anno dedica diverse pagine a questo argomento. Noi poi come comunità pastorale Santi Profeti a Milano abbiamo due chiese in cui i sacerdoti si rendono disponibili per questo ministero S. Babila sia al mattino che al pomeriggio e S. Pietro in Gessate al mattino fino alla celebrazione della S. Messa delle ore 13.15.
La prima intuizione per vivere bene questo sacramento mi pare sia quella dettata a suo tempo dal Card. Carlo Maria Martini: passare della confessione dei peccati ad un colloquio penitenziale, magari prendendo spunto da un brano della S. Scrittura guida (potrebbe essere il Vangelo della domenica o del giorno feriale).
Il colloquio penitenziale viene così costruito: si incomincia ringraziando il Signore per i doni che ha fatto a noi ma anche alla nostra famiglia o comunità in questo periodo, e questa sottolineatura dona alla nostra celebrazione già uno sguardo di speranza (confessio laudis). Poi si domanda perdono delle nostre mancanze, sottolineando se ci fosse qualche mancanza specifica, ma soprattutto insistendo sulle situazioni che viviamo che ci sono pesanti e difficili (ad es. i figli che stanno diventando grandi, qualche incomprensione, la poca regolarità nella preghiera) (confessio vitae). Si conclude poi con l’esprimere la fiducia nella grazia del Signore cui facciamo appello, che potrebbe essere espresso così: quale passo in avanti il Signore chiede alla mia vita? (confessio fidei).
Nella lettera pastorale di quest’anno “Basta. L’amore che salva e il male insopportabile” il nostro vescovo invita a favorire le celebrazioni penitenziali con assoluzione individuale in questo anno giubilare, anche se in passato con fatica erano state introdotte, al posto della celebrazione di tipo individuale.
Ci invita poi a valorizzare la cosiddetta “penitenza” anziché con una preghiera con un atto di carità che meglio dice il frutto del Sacramento della riconciliazione.
Infine il nostro Vescovo ha un invito per i preti: “I sacerdoti non dimentichino che il ministero della riconciliazione è un aspetto significativo della loro paternità e una espressione importante della fecondità del loro celibato”






