A volte i segni della preghiera liturgica sembrano scontati e ripetitivi; il 23 ottobre, entrando nella basilica di S. Maria della Passione, mons. Delpini ha compiuto due gesti immediatamente comprensibili e commoventi: il bacio al crocifisso e l’accensione di un cero, ovvero lo sguardo a Cristo e la preghiera. Le parole rivolte all’assemblea durante l’omelia (che qui alleghiamo) sono state aperte da una dichiarazione di affettuosa attenzione; “Ho a cuore la vostra comunità!” Il tema della missione che tutti ci coinvolge e sospinge a dire il vangelo in questo nostro territorio è stato poi ampiamente sviluppato.

Terminata la liturgia eucaristica, l’arcivescovo ha illustrato i tre segni che intendeva lasciarci:

– La rossa lampada “per le vocazioni”: una lampada, che arde con una fiamma luminosa e vivace solo perché “si è lasciata accendere”. La lampada dovrà essere accesa ogni volta che nostra preghiera sarà rivolta al Signore per le vocazioni. Non solo per le vocazioni di speciale consacrazione (preti, religiosi, religiose, consacrati e consacrate), ma per tutte le vocazioni, cioè le singole chiamate, che il Signore rivolge ad ogni battezzato. Ogni vocazione (al Matrimonio, alla vita Consacrata, all’Ordine sacro) è preziosa davanti a Dio, ma è soprattutto da vivere nel dono di sé e da accompagnare con la preghiera che sostiene nella fatica e rinfranca la gioia.

– Un libro per gli organisti. Nel ringraziarli per il loro ministero liturgico, il vescovo ha ricordato come il canto comune, ben guidato dal suono dello strumento, sia fondamento del pregare di ogni Comunità. Questo servirà a noi tutti per impegnarci in una celebrazione che sia sempre più testimonianza di fede e invito a tutti ad entrare nella bellezza della vita di lode.

– Una “lettera per i nonni”. Consegnata personalmente ai nonni presenti (ed anche a tanti “infiltrati” che la ritiravano per portarla ai loro familiari anziani), è stata occasione di un invito ad essere testimoni di fiducia e di speranza nei confronti delle generazioni dei più giovani.

– La “benedizione”. Come successore degli apostoli, il vescovo ci ha testimoniato l’ultimo gesto di Gesù, nel suo salire verso il cielo. Saliva benedicendo: ultimo gesto una benedizione, che diceva, insieme, impegno di benedire tutti i popoli e tutte le genti, e fiducia nel loro cammino di testimonianza, nonostante la loro evidente pochezza. Usciamo trasformati, ci ha detto, dalla chiesa per diventare, e dire, benedizione per tutti