Memoria attorno al viaggio

Il percorso della lectio divina compiuto in questi anni ha disegnato alcuni sentieri, nel tentativo fecondo di leggere il tempo presente. Per richiamare il filo del discorso che andiamo facendo, lo scorso anno ci siamo soffermati sul Vangelo di Luca. La proposta Camminava con Loro. Il Vangelo del viandante intendeva recuperare una delle linee condivise per leggere la proposta lucana. Il cammino, infatti, è la grande metafora che regge tutta la sua narrazione. È il viaggio di Gesù, ma insieme di quanti lo annunciano. Dunque, anche il nostro. Il servizio dei testimoni nel tempo, individuato da Luca è soprattutto quello di essere dei «rematori della Parola», vale a dire, uomini e donne che portano la testimonianza della Parola nel mondo. Ma questo servizio non è senza una formazione che accade per via, tra parole e gesti di Gesù. In questa luce si è snodato l’itinerario che abbiamo compiuto.
Senza scostarci da questa premura di leggere il tempo, desideriamo quest’anno riportare l’attenzione su un piccolo libro dell’Antico Testamento, che contiene però domande che risultano particolarmente opportune anche per il nostro tempo.

Un racconto sapienziale

Scritto, in una datazione ancora incerta, tra il III e il II secolo a.C. in aramaico e tradotto in ebraico, il libro di Tobia è giunto a noi in una duplice versione greca, conservata in due importanti Codici (Vaticano e Alessandrino). Ma, oltre a queste complesse vicende del testo, almeno due sono gli aspetti intriganti del libro. Il primo riguarda l’ambientazione. Esso, infatti, è stato scritto nel tempo della diaspora degli ebrei, nel momento in cui parte del popolo si trova a vivere tra i pagani, facendo fatica a mantenere la propria tradizione e insieme aprendo delle domande irrinunciabili: come vivere da credenti in un mondo estraneo, se non ostile alla propria fede? Quale posizione occorre prendere per non perdere il tesoro che essa contiene, senza aggrapparsi ad essa in modo sterile? Come ci si incammina su sentieri di novità? Come è possibile vivere in terra straniera e all’interno di una diversa cultura, come quella ellenistica, la fedeltà al Dio di Israele? E, infine, come i figli si riconciliano con i padri e viceversa? Come le generazioni si incontrano? Facilmente si comprende che si tratta di domande ineludibili. Il modo di affrontare il tema è attraverso un racconto sapienziale. Ed è questo il secondo aspetto interessante. Per rispondere alle rilevanti questioni evocate, il narratore intende raccontare una storia, apparentemente ordinaria, eppure capace di indicare risposte adeguate. La trama del libro è, peraltro, molto semplice. Si tratta dell’intreccio di due vicende, con un lieto fine, che, tuttavia, non riporta semplicemente ad un atemporale «e vissero felici e contenti», mettendo tra parentesi ciò che è accaduto. Piuttosto generano una obiettiva novità per abitare il presente.
Da un lato, dunque, sta la famiglia di Tobi, anziano ebreo, deportato a Ninive, che vive con la moglie Anna e il figlio Tobia, cercando, non senza fatiche e ostacoli, di rimanere fedele al suo Dio. Ma questa fedeltà è colpita da una disgrazia, che in qualche modo diventa simbolo della sua stessa vita. Per un banale incidente, Tobi rimane cieco per quattro lunghi anni, un tempo doloroso e interminabile. La sua cecità diviene simbolo del suo stesso modo di vivere e di comprendersi. Né i suoi familiari lo capiscono nel suo modo di agire, né lui, di conseguenza, si comprende più. Tobia si percepisce come uno sradicato, dentro un dramma che coinvolge una intera generazione. D’altro lato, improvvisamente, un’altra storia irrompe. È quella di Sara, abitante di Ecbatana, assai distante da Ninive. Oppressa da un demonio di nome Asmodeo, non ha mai potuto godere della benedizione della fecondità, perché tutti i sette mariti che ha avuto, sono morti nella prima notte di nozze. Tobi e Sara, dunque, due vicende lontane e parallele, distanti e insieme unite dalla fatica di vedere come la benedizione di Dio continua dentro le avversità. Una fedeltà che è diventata cieca e una fecondità incomprensibilmente negata: ecco le loro esistenze. Le vite di entrambi, però, sono unificate dalla preghiera che innalzano con fiducia a Dio, dentro un legame che non si è mai dissolto.
Dio ascolterà le loro accorate preghiere e un angelo, Raffaele, «medicina di Dio», salverà entrambi dai loro mali. Ma non in modo magico. Bisognerà, infatti, disporsi ad un viaggio, in una parola, tornare diversamente ad aver fede. Ricordandosi di un deposito di denaro presso un lontano amico, non troppo distante dalla città di Sara, Tobia invia il figlio Tobia a riscuoterlo. Non partirà da solo, ma accompagnato da un misterioso uomo, Azaria, esperto di tutte le strade. Alla fine si svelerà come l’angelo Raffaele, compagno di viaggio della provvidenza di Dio e sua «medicina», per ogni guarigione.
Se la sapienza in Israele è la riflessione sulla vita, per comprendere come leggerla e come attraversarla, il libro di Tobia suggerisce la propria strada, invitando ad entrare nella storia narrata e a riflettervi. Proprio dentro questa storia è possibile comprendere come continuare ad essere fedeli a Dio, laddove le circostanze esteriori sembrano metterla in discussione. Molti fili della storia si riuniranno alla fine, dalla provvidenza di Dio che non ha mai smesso di essere presente e di accompagnare il suo popolo, nel dramma della diaspora, al suggestivo viaggio di un figlio Tobia, che andando lontano, torna, ormai divenuto uomo, per ritrovare suo padre e guarirlo con il tesoro ritrovato nel suo stesso viaggio. I padri e i figli si riconciliano e ritrovano le strade della provvidenza di Dio, laddove ogni fedeltà sembrava sterile o impraticabile. Davvero nel viaggio, si dischiude la benedizione.

Una lettura dell’attualità

Senza fare facili concordismi, il libro diventa assai suggestivo per aiutarci a leggere nella Parola il nostro tempo. Da molte parti ormai e senza reticenze, si parla della fine dell’epoca di cristianità e della esculturazione del cristianesimo, vale a dire di un mondo, almeno nel nostro occidente, che nel suo modo di precedere fa volentieri a meno della questione di Dio, divenuta una narrazione accanto ad altre opzioni diverse di interpretare se stessi e il mondo.  Ma dentro questo si può leggere anche la situazione della Chiesa oggi, quella di un cristianesimo che sperimenta, da un lato, la ricorrente tentazione di chiudersi in una cittadella fortificata, in un ambiente tutto cristiano e strutturato da istituzioni clericali, dall’altro, di svincolarsi da tutto e da tutti. «Due sono quindi le tentazioni che insidiano gli esiliati: l’assimilazione al mondo in cui si trovano, oppure la chiusura nel ghetto. Non sono due atteggiamenti opposti e contraddittori, il contrasto è tutto in superficie: essi concordano nel fondo, in quanto dicono che la vocazione alla testimonianza in mezzo ai pagani – in un rapporto di parità o anche di inferiorità – è troppo difficile, e la tentazione di disimpegnarsene è sempre in agguato» (G. Pani).

Come per i personaggi del libro è sempre possibile vivere con una fedeltà, sincera, al proprio passato, alla propria tradizione, alla propria missione, ma in modo un poco opprimente, senza respiro. È il volto triste dei cristiani di cui ci ha parlato Papa Francesco, in affanno rispetto alla gioia del Vangelo! Al contrario, «la gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia» (Evangelii gaudium, 1).

In realtà non esistono delle tribù «perdute», fuori della missione dell’intero popolo: la vocazione di ciascuno è quella di rendere testimonianza a Dio nella possibile diaspora in cui si vive. Da questo ascolto, ne verrà un bellissimo viaggio per tutti.

Tappe del percorso

> Primo incontro

Seguendo le vie della verità e della giustizia
Il dramma di Tobia: Tobia 1, 3-6.9-20

 

> Secondo incontro

Ricordati di me
Il dramma di Sara: Tobia 3, 7-15

 

> Terzo incontro

Qualcuno pratico della strada
Il compagno di viaggio: Tobia 5, 4-10.15-17

 

> Quarto incontro

Da oggi per sempre
Le nozze con Sara: Tobia 8, 1-9.19-21a

 

> Quinto incontro

Benedite Dio per tutti i secoli
Nel viaggio, la benedizione: Tobia 12, 1-22