Ritrovata armonia
Confessione, penitenza o riconciliazione. Tre termini usati per nominare il sacramento del perdono. Certo “Confessione” è il nome più comunemente usato, ma anche quello che più si presta a fraintendimento. Brevemente, un po’ di chiarezza.
Prima di tutto ricordiamo che stiamo parlando di un sacramento, uno dei sette sacramenti, e pertanto è un veicolo di Grazia cioè di comunione col Signore. Quindi non prevalga una visione di tipo processuale, ma la realtà di un incontro fra Dio che si dona e la persona che a Lui si affida.
Aver deformato la bellezza del sacramento praticandolo come una sorta di denuncia delle trasgressioni ai comandamenti, e ad alcuni in particolare, affinché con un colpo di spugna l’assoluzione le cancelli, ha portato alla svalorizzazione del segno e alla disaffezione dei fedeli.
Riscopriamo il senso profondo della Confessione: l’armonia ritrovata con Dio e con i fratelli.
La voce del cuore
Che cosa c’è nel nostro cuore mentre ci accostiamo alla Confessione? Non sempre abbiamo le stesse parole; a volte passa anche molto tempo, talora troppo, fra una Confessione e l’altra, quasi fossero eventi staccati e non momenti di un cammino sul quale siamo avviati. Nascono nel cuore parole di disagio perché spesso notiamo il ripetersi delle solite incoerenze; vi sono anche parole di imbarazzo nel mettersi a nudo davanti al ministro del perdono, un uomo come noi, si usa aggiungere. Prevalgono frequentemente pensieri che vengono dal bisogno di liberarsi al più presto di qualcosa che suscita disistima di sé e perfino vergogna. In altri casi si ha l’impressione di non essere pronti ad accogliere la misericordia divina, tanto più se riflettiamo alle nostre incapacità ad essere perdonanti e misericordiosi. Parole e idee differenti devono uscire dal cuore pentito; il Sacramento della Riconciliazione va ritrovato come luogo della gioia, perché c’è una misericordia che cerca gli smarriti per riportarli sulla giusta via e che tende la mano a chi è caduto per rialzarlo. Non dimentichiamo la parabola di Gesù che afferma l’esplodere di una festa in cielo per un uomo che si umilia nel pentimento. Ogni Confessione è forza di rinnovamento che non esonera dall’imboccare la porta stretta indicata dal Vangelo, ma offre il conforto necessario ad entrarvi.
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La voce del cuore
Che cosa c’è nel nostro cuore mentre ci accostiamo alla Confessione? Non sempre abbiamo le stesse parole; a volte passa anche molto tempo, talora troppo, fra una Confessione e l’altra, quasi fossero eventi staccati e non momenti di un cammino sul quale siamo avviati. Nascono nel cuore parole di disagio perché spesso notiamo il ripetersi delle solite incoerenze; vi sono anche parole di imbarazzo nel mettersi a nudo davanti al ministro del perdono, un uomo come noi, si usa aggiungere. Prevalgono frequentemente pensieri che vengono dal bisogno di liberarsi al più presto di qualcosa che suscita disistima di sé e perfino vergogna. In altri casi si ha l’impressione di non essere pronti ad accogliere la misericordia divina, tanto più se riflettiamo alle nostre incapacità ad essere perdonanti e misericordiosi. Parole e idee differenti devono uscire dal cuore pentito; il Sacramento della Riconciliazione va ritrovato come luogo della gioia, perché c’è una misericordia che cerca gli smarriti per riportarli sulla giusta via e che tende la mano a chi è caduto per rialzarlo. Non dimentichiamo la parabola di Gesù che afferma l’esplodere di una festa in cielo per un uomo che si umilia nel pentimento. Ogni Confessione è forza di rinnovamento che non esonera dall’imboccare la porta stretta indicata dal Vangelo, ma offre il conforto necessario ad entrarvi.
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La voce del cuore
Che cosa c’è nel nostro cuore mentre ci accostiamo alla Confessione? Non sempre abbiamo le stesse parole; a volte passa anche molto tempo, talora troppo, fra una Confessione e l’altra, quasi fossero eventi staccati e non momenti di un cammino sul quale siamo avviati. Nascono nel cuore parole di disagio perché spesso notiamo il ripetersi delle solite incoerenze; vi sono anche parole di imbarazzo nel mettersi a nudo davanti al ministro del perdono, un uomo come noi, si usa aggiungere. Prevalgono frequentemente pensieri che vengono dal bisogno di liberarsi al più presto di qualcosa che suscita disistima di sé e perfino vergogna. In altri casi si ha l’impressione di non essere pronti ad accogliere la misericordia divina, tanto più se riflettiamo alle nostre incapacità ad essere perdonanti e misericordiosi. Parole e idee differenti devono uscire dal cuore pentito; il Sacramento della Riconciliazione va ritrovato come luogo della gioia, perché c’è una misericordia che cerca gli smarriti per riportarli sulla giusta via e che tende la mano a chi è caduto per rialzarlo. Non dimentichiamo la parabola di Gesù che afferma l’esplodere di una festa in cielo per un uomo che si umilia nel pentimento. Ogni Confessione è forza di rinnovamento che non esonera dall’imboccare la porta stretta indicata dal Vangelo, ma offre il conforto necessario ad entrarvi.










