Lunedì 31 marzo 2025
Chiesa di San Pietro in Gessate
(Milano, Piazza San Pietro in Gessate)
ore 20.30

Collaborazione del Conservatorio con la Comunità Pastorale Santi Profeti

 

DIETRICH BUXTEHUDE
Membra Jesu Nostri Patientis Sanctissima
per C.C.A.T.B., 2 violini, 5 viole da gamba
BuxWV 75

Ensemble vocale-strumentale del Conservatorio di Milano
Davide Iurilli
organo e Maestro al cembalo

A cura di Anna Fontana e Noelia Reverte Reche

 

Membra Jesu Nostri, riconosciuto generalmente come il primo oratorio luterano, è un ciclo di sette cantate composto da Dietrich Buxtehude nel 1680 quando era organista a Lubecca presso la Chiesa di St. Marien. Questo ciclo fa parte della cosiddetta Düben Collection, una raccolta di ca. 100 cantate la maggior parte in intavolatura tedesca per l’organo.
Il testo è basato su estratti dal poema Salve mundi salutare dello scrittore medioevale Arnulf von Löwen, morto nel 1250.
Ognuna delle sette cantate mantiene una struttura formalmente ciclica con una introduzione strumentale affidata al trio (2 violini e basso), formazione di base degli interventi strumentali, a cui segue o un coro a 5 voci o un brano a 3 voci.
L’aria successiva è sempre divisa in tre parti; ciascuna sezione è affidata a un timbro vocale diverso (in alcuni casi – quinta e sesta cantata – la terza parte è a 3 voci) ma è sempre basata sullo stesso basso anche se con sviluppo melodico differente.
Il brano che chiude ogni cantata è sempre la riproposizione del coro iniziale (a 5 o a 3 voci).
Le eccezioni a questo impianto formale sono rappresentate dalla prima cantata, che è chiusa da due episodi corali di cui il secondo nuovo, e dall’ultima, che non ripresenta il coro iniziale ma propone invece un nuovo finale corale sulla parola «Amen».
Inoltre, dal punto di vista dell’organico strumentale, va sottolineata la particolarità della Cantata sesta che richiede, unica nel ciclo, un quintetto di viole da gamba.
Buxtehude ha scelto per i “Tutti” alcuni versetti biblici provenienti prevalentemente dall’Antico Testamento mentre per le arie ha selezionato tre strofe per ogni parte, tratte dal già citato poema di Arnulf von Löwen.
Questo ciclo rappresenta una contemplazione sonora del corpo di Cristo durante la Passione.
Ognuna delle sette parti dell’oratorio corrisponde a una parte del corpo crocifisso di Gesù: i piedi, le ginocchia, le mani, il costato, il petto, il cuore e il volto.
Esso offre uno sguardo armonico che partendo dai piedi arriva al capo suggerendo un percorso di spirituale elevazione verso Dio.
Anche se all’epoca il quadro delle tonalità e dei modi moderni non era ancora delineato, dal punto di vista musicale questo sguardo dal basso all’alto del corpo di Cristo, questa ascesa figurativa dai piedi fino al volto di Cristo, si traduce in una incredibile ascesa armonica (per mezzo di una progressione intervallare ascendente con sbalzi di terza, poi quinta e infine sesta) attraverso i modi – rigorosamente di terza minore – che, tradotta nel linguaggio delle moderne tonalità, equivale a un viaggio che ha inizio da do (piedi) per arrivare, attraverso i toni di mib sol re la mi, di nuovo al do (volto).

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Dietrich Buxtehude (1637-1707), danese per nascita, lavorò dal 1668 fino alla morte a Lubecca, città in cui fu organista della chiesa di S. Maria; la sua fama fu eccezionale e con lui la città divenne il fulcro di tutte le attività musicali centroeuropee, anche grazie all’istituzione degli “Abendmusiken”, famosi concerti di musiche sacre. Buxtehude fu maestro ineguagliato all’organo, rivelando nelle sue composizioni (corali, toccate, preludi e fughe) uno stile potente e spesso grandioso; lasciò anche numerose messe, sonate per violino, viola e basso continuo, composizioni per clavicembalo, cantate sacre.



Immagine in evidenza:

Giovanni Donato Montorfano
(documentato in Lombardia dal 1473 – 1502 ca)
Attribuito

Cristo in pietà e angeli
Milano, Chiesa di S. Pietro in Gessate,
terza cappella a sinistra, Sant’Antonio abate,
pala d’altare, in alto al centro.

Foto di Mauro Ranzani, 2023